Montanità una e trina

È ormai in vigore la nuova classificazione dei comuni montani prevista dal DPCM attuativo dell’art. 2, co. 1, legge n. 131 del 2025.  A livello complessivo la categoria si riduce fortemente, visto che si passa da 4201 enti (di cui 3546 totalmente montani e 655 parzialmente montani, pari al 54,3% della superficie nazionale e al…

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È ormai in vigore la nuova classificazione dei comuni montani prevista dal DPCM attuativo dell’art. 2, co. 1, legge n. 131 del 2025. 

A livello complessivo la categoria si riduce fortemente, visto che si passa da 4201 enti (di cui 3546 totalmente montani e 655 parzialmente montani, pari al 54,3% della superficie nazionale e al 19% della popolazione) a 2844, pari al 40% della superficie nazionale e al 13% della popolazione. 

Si è molto discusso su questa operazione, che ha attirato critiche anche aspre e rispetto alle quali è spesso difficile controbattere. Mentre ricchi comuni della collina torinese entrano a loro insaputa nell’elenco, l’Isola d’Elba con il monte Capanne che supera i 1000 metri e Vieste nel Gargano che supera gli 800 metri ne escono a malincuore. 

Ciò che a nostro avvio sarebbe utile tenere a mente è che ogni criterio di classificazione è per definizione arbitraria e “politica”, come vieppiù accade per ogni tipo di etichetta (in primis quella di “piccoli”) che si voglia attaccare su una realtà cosi eterogena come quella dei comuni.  

Occorrerebbe una buona volta uscire da questa logica aristotelica che pretende di inquadrare ogni fenomeno complesso in tassonomie rigide, dimenticando che le più elementare applicazione dei principi (costituzionalmente garantiti) di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza imporrebbe perlomeno di declinare il fenomeno comunale su base regionale. 

Tornando alla montanità, occorre anche ricordare che l’art. 2 della L. 131 prevede che la nuova classificazione non rileva nell’ambito della politica agricola comune (PAC) dell’Unione europea e ai fini dell’esenzione IMU per i terreni agricoli ubicati nei comuni montani.

Siamo quindi di fronte ad un concetto uno e trino, il che forse non è poi così sorprendente. 

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