Papa Francesco scende in campo al fianco dei piccoli e medi Comuni

Che Papa Francesco sia solito entrare con forza nel dibattito pubblico è cosa nota. La sensibilità mostrata nei confronti dei temi concreti che coinvolgono le persone e le comunità è del resto al centro della sua riflessione nella Enciclica Laudato si’, che è diventata il manifesto “politico” di una nuova sensibilità nei confronti dell’ecologia integrale. L’Udienza Speciale nella quale ha accolto una delegazione di ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti locali, che conta oltre 4.200 Comuni, è stata l’occasione per affrontare con grande lucidità il dramma dello spopolamento delle periferie e della disparità con cui vengono trattati, anche da parte delle Istituzioni centrali, i Comuni, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni. Come ha sottolineato il Papa «alla radice di questi divari c’è il fatto che risulta troppo dispendioso offrire a questi territori la stessa dotazione di risorse delle altre aree del Paese. Vediamo qui un esempio concreto di cultura dello scarto: “tutto ciò che non serve al profitto viene scartato”. Si innesca così un giro vizioso: la mancanza di opportunità spinge spesso la parte più intraprendente della popolazione ad andarsene e questo rende i territori marginali sempre meno interessanti, sempre più abbandonati a sé stessi. A restare sono soprattutto gli anziani e coloro che più faticano a trovare alternative. Di conseguenza, cresce in questi territori il bisogno di Stato sociale, mentre diminuiscono le risorse per darvi risposta». Papa Francesco non ha mancato di rilevare che tuttavia «è nelle aree interne, marginali, che si trova la maggior parte del patrimonio naturale (foreste, aree protette, e così via): sono dunque di importanza strategica in termini ambientali. Ma lo spopolamento progressivo rende più difficile la cura del territorio, che da sempre gli abitanti di queste zone hanno portato avanti. I territori abbandonati diventano più fragili, e il loro dissesto diventa causa di calamità e di emergenze, specie oggi con gli eventi estremi sempre più frequenti: ad esempio piogge torrenziali, inondazioni, frane; siccità e incendi; tempeste di vento e così via. Guardando questi territori, abbiamo conferma del fatto che ascoltare il grido della terra significa ascoltare il grido dei poveri e degli scartati, e viceversa: nella fragilità delle persone e dell’ambiente riconosciamo che tutto è connesso – tutto è connesso! –, che la ricerca di soluzioni richiede di leggere insieme fenomeni che spesso sono pensati come separati. Tutto è connesso».

Viene da chiedersi quanto della consapevolezza mostrata dal Pontefice sia entrata nelle mission dello stesso PNRR che sembra non aver compreso che «da sempre, e anche oggi, sono le aree marginali quelle che possono convertirsi in laboratori di innovazione sociale, a partire da una prospettiva – quella dei margini – che consente di vedere i dinamismi della società in modo diverso, scoprendo opportunità dove altri vedono solo vincoli, o risorse in ciò che altri considerano scarti. Le pratiche sociali innovative, che riscoprono forme di mutualità e reciprocità e che riconfigurano il rapporto con l’ambiente nella chiave della cura – dalle nuove forme di agricoltura alle esperienze di welfare di comunità – chiedono di essere riconosciute e sostenute, per alimentare un paradigma alternativo a vantaggio di tutti».

Di qui alcune proposte concrete, innanzitutto «quello della ricerca di nuovi rapporti tra pubblico e privato, in particolare il privato sociale, per superare impostazioni vecchie e sfruttare appieno le possibilità che oggi la legislazione prevede. La scarsità delle risorse nelle aree marginali rende più disponibili a collaborare per ciò che appare come un bene comune; nasce così l’opportunità di aprire dei cantieri di partecipazione, favorendo un rinnovamento della democrazia nel suo significato sostanziale», ma «un altro filone promettente è quello delle nuove tecnologie, in particolare il ricorso alle diverse forme di intelligenza artificiale. Stiamo scoprendo quanto possano rivelarsi potenti come strumenti di morte. Possiamo immaginare quanto benefica questa potenza potrebbe risultare se utilizzata non per la distruzione, ma nella logica della cura: cura delle persone, cura delle comunità, cura dei territori e cura della casa comune».

Tutto è connesso, ribadisce Papa Francesco. E la disattenzione per le periferie accentua la diseguaglianza tra i territori e anche la perdita di fiducia nel futuro: «C’è una “cultura dello spopolamento”». Invertire la tendenza è un dovere dello Stato centrale, coinvolgere i Comuni nelle scelte strategiche dovrebbe esserlo altrettanto.

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