Annuncite compulsiva e continuata. E’ bastato che i decreti attuativi dell’Anpr (anagrafe unica della popolazione residente) siano “passati” in Conferenza unificata, per ridare fiato alle trombe del “certificati anagrafici che finalmente si faranno on line”.
Con trionfalistiche constatazioni sulle mirabilie della riforma. Salvo, per chi ha memoria, ricordare che risale a mesi fa la fanfara dei primi annunci della riforma “epocale” in oggetto, all’epoca dell’emanazione della legge, che, però, non innovava nulla perchè si aspettava il decreto: ormai, ogni riforma epocale, osannata a dovere, non è efficace perchè si aspetta il decreto attuativo, da riosannare. E salvo rendersi conto che nemmeno il decreto basta: per l’attuazione effettiva dell’Anpr occorrerà, infatti, attendere 18 mesi (se i tempi saranno rispettati): quanto necessita perchè i comuni popolino la banca dati. In effetti, scaricare un certificato in assenza degli elementi per comporlo non è facilissimo.
Dunque, all’annuncio della legge ha fatto seguito l’annuncio del decreto, cui farà seguito tra qualche mese l’annuncio della messa in linea davvero dell’Anpr.
Per carità, va tutto benissimo: ottimo che si pensi finalmente a mettere on line – come si sarebbe dovuto da almeno un decennio – i dati delle anagrafi. Che ci si arrivi è ottimo, nonostante le trombe e le arpe che periodicamente accompagnano i ripetuti lanci della medesima riforma.
Sarebbe, per altro, ancor meglio se si fosse anche capaci di uscire fuori dalla retorica del “certificato scaricabile on line”.
Il Ministro della Funzione Pubblica del Governo uscente è lo stesso del Governo che 11 anni fa opportunamente modificò la normativa sulla documentazione amministrativa (il dPR 445/2000), con una riforma non a caso denominata “decertificazione”, finalizzata ad eliminare a carico dei cittadini l’onere di produrre certificati.
Vogliamo ricordare quelle norme? “Le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47”; “Sulle certificazioni da produrre ai soggetti privati è apposta, a pena di nullità, la dicitura: «Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi»”.
Da molto prima il dPR 445/2000 dispone che “Al fine di agevolare l’acquisizione d’ufficio di informazioni e dati relativi a stati, qualità personali e fatti, contenuti in albi, elenchi o pubblici registri, le amministrazioni certificanti sono tenute a consentire alle amministrazioni procedenti, senza oneri, la consultazione per via telematica dei loro archivi informatici, nel rispetto della riservatezza dei dati personali”. Norma, quest’ultima, funzionale al principio che gli eruditi denominano once only: “Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell’interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall’interessato”.
L’annuncio vero che tutti attenderemmo non è tanto la possibilità – per quanto utile – di “scaricare i certificati, bensì quello che informi dell’effettiva attivazione della telematica come strumento di contatto tra cittadini ed uffici e sistema di tracciamento dei procedimenti.
Non è tanto il cittadino che deve “scaricare” il certificato, quanto la PA che deve, invece, connettersi per gestire informazioni condivise.
A proposito: sarebbe gradito anche l’annuncio dell’effettiva operabilità di un’altra riforma, sbandierata mesi addietro ma rimasta solo nell’empireo della reclame: la piattaforma telematica delle notifiche. Cioè esattamente quello strumento che, abbinato alla comunicazione tra banche dati, consentirebbe davvero di accelerare di molto i tempi, tracciare le procedure ed abbandonare la carta.
A proposito: qualche parola o considerazione o idea su questo processo – positivo – di evoluzione verso l’on line ed i suoi rapporti con lo smart working sarebbe il caso di spenderla? O il lavoro agile serve solo in casi di pandemia e bollette alle stelle?
