In questi giorni sta tornando in auge il trito e noioso dibattito sulla necessità di “cambiare” (id est, abolire) l’abuso d’ufficio, per rimediare così alla “paura della firma”, in particolare dei sindaci, che la invocano da tempo “ma non per avere l’impunibilità”, si intende.

Sul tema:
- Burocrazia: Il vero problema non è la cosiddetta paura della firma, bensì la paura delle conseguenze per la mancata firma
- Paura della firma? Semmai, eccesso di avventatezza. Invece di eliminare reati e responsabilità, occorre ripristinare controlli preventivi
- Riforma della PA: quella voglia di impunità mistificata da rimedio alla “paura della firma”
- Altro che “paura della firma”. La PA adotta decisioni troppo avventate perchè mancano i controlli
- La presunta “paura della firma” indica la strada sbagliata verso le riforme della PA
- La cosiddetta amministrazione difensiva non si combatte eliminando la colpa grave o il reato di abuso d’ufficio
Il cambiamento delle regole, cioè abolizione del reato, è un approccio drastico, poco meditato e privo di senso, nei confronti di una delitto, l’abuso di ufficio, particolarmente odioso, perchè figlio proprio dell’abuso che un pubblico ufficiale fa delle proprie competenze e dei propri poteri, allo scopo di arrecare un danno non solo a qualcuno, ma anche all’interesse pubblico. Il tipico abuso d’ufficio di contrattare direttamente con un’impresa “amica” senza consultare il mercato e magari a prezzi più elevati della media o di assumere il cugino come dirigente, truccando il concorso ed eliminando la possibilità di assumere persone maggiormente competenti, costituiscono un danno per chi (imprese e candidati) abbia visto azzerate le proprie chance, ma anche per l’interesse collettivo, vulnerato da prezzi maggiori o da spese per personale incompetente e comunque non certo particolarmente attento all’obbligo costituzionale di agire per il solo interesse della Nazione e non per quello di bottega.
Eppure, per superare la paura della firma, ai sindaci basterebbe poco, pochissimo. Per esempio:
- incaricare un segretario comunale il più possibile a tempo pieno e non con scavalchi di poche ore: lo scopo dovrebbe essere quello di avere una consulenza giuridica e gestionale a tempo pieno e non qualcuno che meno si fa vedere e più firma alla cieca e meglio è;
- ascoltare maggiormente appunto le indicazioni del segretario comunale sul metodo legittimo di perseguire il programma. Non è vero che le norme impediscano di rispettare i programmi: semplicemente indicano dei modi legittimi, il cui rispetto fa passare qualsiasi paura, distinguendoli da modi illegittimi;
- non incaricare e non ascoltare consulenti o avvocati “esterni” col compito di “compiacere” e di dimostrare che il sole sorge ad ovest e tramonta ad est;
- fare a meno, anche, di esercitare lo spoil system per circondarsi di cortigiani e yes man;
- incaricare il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dandogli piena autonomia di garantire la riduzione dei connessi rischi e non solo per mera forma;
- favorire appunto l’attuazione delle misure di riduzione dei rischi di corruzione e conflitto di interessi, primo baluardo contro i reati contro la PA ed ogni “paura”;
- non ingerirsi nella gestione corrente, senza, quindi, suggerire imprese cui affidare appalti o da invitare nelle gare ristrette, non contattare le commissioni di concorso per orientare sul candidato da far vincere, non indicare direttamente il beneficiario di contributi pretendendo che gli spettino anche senza requisiti e in assenza di qualsiasi confronto con altri, non pretendere l’assegnazione del permesso di costruire a chi realizza abusi edilizi, non chiedere la testa del segretario o del dirigente o del funzionario che lavori in modo da abbinare la realizzazione del programma al rispetto di metodi legittimi.
Non ci vuol molto. Basta semplicemente svolgere il mandato nel rispetto degli interessi generali, della saggezza e della logica. Il rispetto delle norme, a quel punto, diviene automatico e non è più nè da legulei, nè burocratico.
