Piao: ma è pensabile davvero che gli enti locali siano obbligati ad approvarlo con efficacia per soli 2 giorni dell’anno?

Affermare che gli enti locali nel 2022 sono obbligati ad approvare il Piao, pena applicazione delle sanzioni previste in caso di mancata approvazione, significa approcciarsi alle nome solo con una visione burocratica ed adempimentale, lontanissima da ogni principio di effettività, realtà, efficienza e sostanza.

Vero è che le sanzioni connesse alla mancata approvazione del Piao sono:

a) divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti che risultano avere concorso alla mancata adozione del Piano, per omissione o inerzia nell’adempimento dei propri compiti (articolo 10, comma 5, Dlgs 150/2009); 

b) divieto di procedere ad assunzioni di personale o al conferimento di incarichi di consulenza o di collaborazione comunque denominati (articolo 10, comma 5, Dlgs 150/2009) 

c) comminazione, nel rispetto delle norme previste dalla legge 24 novembre 1981 n. 689, di una sanzione amministrativa non inferiore nel minimo a 1.000 euro e non superiore nel massimo a 10.000 euro.

Ma, dovrebbe essere chiaro che il Piao non sopprime, a ben vedere, i programmi ai quali si sostituisce; ne elimina gli oneri procedurali. L’articolo 1, comma 1, del dPR 81, infatti dispone: “…sono soppressi, in quanto assorbiti  nelle  apposite  sezioni  del  Piano  integrato di attivita’ e organizzazione (PIAO), gli adempimenti inerenti ai  piani di cui alle seguenti disposizioni…”.

Ora, posto che davvero il Piao, avendo soppresso quegli adempimenti sia davvero uno strumento di semplificazione della pianificazione, cosa della quale si deve legittimamente dubitare, esso assolve alla funzione di concentrare la programmazione in un’unico strumento, così da garantirne una migliore integrazione coordinata.

Molto bene. Per quanto tutto ciò sia solo pura forma. Il legislatore parte dall’idea che concentrando in alcune sezioni di un documento unico contenuti di autonomi piani, per ciò stesso quel documento sarà univoco e coordinato. Può essere. Ma, può anche essere che:

  1. un ente abbia già attivato, senza Piao, metodi organizzativi per pianificare e programmare in modo coordinato; anzi, a ben vedere, non occorreva certo il Piao per indurre gli enti ad agire così;
  2. un ente, pur adottando il Piao, faccia redigere le sue varie sezioni in modo autonomo e scoordinato dai vari responsabili.

Il Piao, per quanto organizzato e teorizzato come strumento di coordinamento ed integrazione della programmazione ben si presta ad essere solo uno strumento formale, da pubblicare sul portale della Funzione Pubblica ma sostanzialmente nulla di più della collazione di tanti programmi autonomi e scoordinati. Alcuni tra quelli caricati sul portale altro non sono se non il collage di piani già esistenti.

In secondo luogo, l’eliminazione degli adempimenti può essere utile, sul piano di logica, efficienza, efficacia ed utilità sostanziale, solo se tale eliminazione sia preventiva rispetto all’esecuzione degli adempimenti stessi.

Ma, sappiamo bene che solo nel pomeriggio del 30 giugno 2022 sono stati adottati i decreti che compongono la disciplina di dettaglio del Piao. A quella data, le amministrazioni virtuose avevano già approvato tutti i piani i cui adempimenti sono stati, in via successiva, soppressi dal Piao.

Ora:

  1. pare possibile immaginare che uno strumento di “semplificazione” possa essere letto nel senso di obbligare le amministrazioni che al 30.6 avessero già adottato tutti i piani contemplati dal Piao a riapprovarli? Non sarebbe una duplicazione che darebbe luogo ad un mero adempimento formale?
  2. pare possibile sanzionare, per mancanza dell’elemento formale, enti che per tempo abbiano adottato tutti i piani previsti dalla normativa e sulla base di questi attivato le connesse gestioni operative?

E’ semplicemente senza alcun senso logico, prima ancora che giuridico, pensare solo lontanamente che possano scattare le sanzioni viste sopra, la cui giustificazione giuridica sta solo nell’accertamento della mancanza dell’oggetto della programmazione, non certo della sua forma.

Soprattutto, gli enti locali sono “tenuti” ad approvare il Piao entro il 29.12.2022. E’ largamente possibile che la stragrande maggioranza di tali enti per quella data (e in gran parte molto prima) abbiano già adottato tutti i programmi “assorbiti” dal nuovo Moloch programmatico.

Per esempio, tra questi la programmazione dei fabbisogni e il piano delle azioni positive, e, dunque, in base ad essi attivato e concluso concorsi, con tanto di assunzioni.

Cosa succede? Qualcuno accerta, il 30 o il 31 dicembre, che quell’ente non ha riadottato gli stessi programmi sotto forma di sezione di Piao e, allora, sia dichiarata l’illegittimità o la nullità di quelle assunzioni e l’ente, per aver agito legittimamente fino al 28 dicembre (ci si dovrebbe ricordare del principio tempus regit actum), incorrere in sanzioni amministrative del tutto prive di qualsiasi sostegno giuridico?

Ma, per chi è utile sostenere tesi quasi terroristiche, volte ad accertare obblighi formali, totalmente non corroborabili da sanzioni, poichè esse riguardano l’aspetto fattuale e sostanziale?

Un conto è affermare l’opportunità che nel 2022 gli enti, anche solo per abituarsi al nuovo strumento, se lo ritengono, riconducano piani già approvati e perfettamente efficaci e legittimi nel nuovo strumento, senza alcuna efficacia novativa; altro è, invece, far intravvedere tuoni, fulmini e flagelli per l’eventuale mancata adozione burocratico-bizantina-formalistica di uno strumento che poteva e può davvero funzionare e tornare fattualmente utile solo dal 2023. Piaccia o non piaccia ai cantori delle meraviglie del Piao.

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