La stucchevole questione della presunta unitarietà del Piao e della sottile, quanto inesistente, distinzione tra un Piao provvisorio che approva e aggiorna solo alcuni contenuti, ed un Piao a formazione progressiva o stralci, distinzione che nella sostanza è del tutto inesistente, merita una breve chiosa.
Non si capisce quale sia la ragione per la quale moltissimi osservatori si siano letteralmente impuntati sulla qualificazione del Piao come documento “unitario”.
Certo: il Consiglo di Stato nei suoi parer (contrari, ma favorevoli, nell’incredibile neolingua che caratterizza molta parte dell’agire e del lessico legislativo ed amministrativo) ha fatto riferimento all’unitarietà. Ma, non allo scopo di affermare che il Piao sia necessariamente un documento da approvare in un unico rilascio, bensì per chiarire meglio la sua unica vera concreta innovazione ed utilità: non un mero assemblaggio di documenti, bensì un insieme armonico e coordinato, frutto di una pianificazione complessa ma guidata da una regia unica e dall’intento di perseguire i fini di valore pubblico.
La Seconda “fonte” della considerazione del Piao come “unitario”, da molti considerata come principale base per teorizzare il Piao monolitico, è citata dal quaderno operativo dell’Anci sul tema: “Ulteriore conferma dell’unitarietà del PIAO, dalla quale discende anche l’unicità della scadenza di approvazione, è possibile rilevarla nel comunicato del Ministro per la Pubblica Amministrazione del 10 febbraio 2023, nel quale si legge “Occorre considerare il carattere unitario che connota il PIAO – le cui diverse sezioni sono elaborate secondo un criterio di integrazione e interconnessione – nell’ottica di riconfigurare e integrare in modo progressivo e graduale i piani preesistenti in uno strumento nuovo e omnicomprensivo, come sottolineato dal Consiglio di Stato (pt. 4.1. del parere n. 506 del 2022) e nello stesso PNA”.
Un “comunicato”, non una legge, non un regolamento, non una Faq, non una circolare, non una risoluzione, non un parere: un “comunicato”, cioè, sul piano delle fonti il vuoto ed il nulla assoluto, si prende come base per qualificare il Piao come “unitario”.
Analisi rigorose non possono fraintendere i contenuti dei pareri o fondarsi su elementi del tutto privi di ogni minimo rilievo giuridico.
Basterebbe semplicemente tornare alle basi, all’articolo 12 delle preleggi ed all’idea che l’interpretazione non deve “creare” istituti e norme, bensì renderli intellegibili nel loro assoluto rispetto.
Allora, sarebbe fondamentale che ciascuno provi a leggere le fonti normative del Piao: articolo 6 del d.l. 80/2021, dPR 81/2022 e DM 132/2022, utilizzi un word processor e si avvalga dei sistemi banalissimi di ricerca delle parole. Con un “modifica” seguito da “trova”, si può scrivere la parola “unitario” per scoprire che tale vocabolo non è mai citato e presente in nessuna norma.
Le disposizioni, invece, parlano di piano “integrato”: l’acronimo Piao, infatti, significa piano integrato di attività ed organizzazione.
Ora, gli aggettivi “unitario” ed “integrato” non sono sinonimi e non sono nemmeno simili. Ci affidiamo alla definizione che di essi fornisce il vocabolario Treccani on line:
| Unitario | Integrato |
| unitàrio agg. e s. m. [der. di unità]. – 1. agg. a. Che si fonda sull’unità, che si ispira o tende all’unità, alla solidalità di tutte le componenti: l’ideale u. del Risorgimento, l’idea u. di Mazzini; le tendenze u. della base sindacale, e sindacato u.; direzione u. di un partito, di un movimento politico, in cui sono rappresentate tutte le correnti, anche quelle minoritarie; prendere, adottare una soluzione u., un’iniziativa u., condivisa e decisa unanimemente. Con riferimento a opere letterarie o artistiche, che ha unità, coerenza e organicità fra le varie parti: un ciclo u. di romanzi, una raccolta poco u. di liriche, una serie u. di affreschi; tutte le opere di quell’artista rivelano un’ispirazione unitaria. b. In tecnologia, operazione u., processo u., operazione di natura, rispettivam., fisica o chimica che, facendo parte di un processo industriale, conserva un’identità caratteristica indipendentemente dalla particolare destinazione del processo stesso. Sono operazioni u. quelle basate sul trasporto di materia (distillazione, assorbimento, estrazione con solvente, ecc., talvolta dette anche operazioni diffusionali), di calore (scambio termico, refrigerazione), di corpuscoli (sedimentazione, filtrazione, flottazione), e anche la vagliatura, la macinazione, ecc. (secondo un differente criterio di classificazione le operazioni unitarie sono suddivise in operazioni basate su proprietà termodinamiche, su proprietà cinetiche e su proprietà meccaniche); sono processi u. l’alchilazione, l’alogenazione, l’idrogenazione, l’esterificazione, ecc., cioè processi caratterizzati in base al reagente chimico impiegato o al gruppo funzionale specifico del processo. In fisica, teorie u., espressione con cui si sono talvolta indicate quelle formulazioni della teoria dei campi che tentano di ricondurre a un unico principio le interazioni fondamentali conosciute; gli attuali sviluppi di queste teorie sono correntemente indicati come teorie unificate (v. unificare). c. Che è costituito da una singola unità, o riguarda l’unità, o ha valore di unità: casa u., casa di piccole dimensioni il cui interno è costituito da un unico vano adibito a usi di abitazione o, anche, diversi; velocità, accelerazione u., lunghezza u., che ha valore di 1, che è pari all’unità di misura; misura u., la misura riferita a una determinata unità (di peso, di volume, ecc.); prezzo o costo u., il costo del singolo oggetto o della singola unità di misura: un ettaro di terreno al prezzo u. di cinquantamila euro; per trovare il costo totale di una stoffa, si moltiplica il prezzo u. per il numero dei metri (con altro senso, prezzo u., il prezzo stabilito per convenzione per una serie di merci che avrebbero prezzi diversi); soluzione u., di questioni, problemi, ecc., soluzione unica, senza alternative; con altro senso, in matematica, soluzione u., di un’equazione o sim., soluzione espressa dall’unità, pari cioè al numero 1. In altre espressioni della matematica, il termine acquista significati diversi a seconda del sostantivo cui è applicato: matrice u., valore u., ecc. 2. s. m. (f. -a) Fautore dell’unità (politica, religiosa, ecc.): le lotte tra unitarî e separatisti; opposizione tra unitarî e federalisti (con lo stesso sign., anche agg.: movimento u., corrente u., ecc.). In partic., unitarî, movimento e dottrina protestante, lo stesso che unitariani. Con senso più generico, chi sostiene una soluzione di carattere unitario: per es., nella questione omerica, chi sostiene che i due poemi sono opera di un unico poeta. ◆ Avv. unitariaménte, in modo unitario: un appello lanciato unitariamente da tutte le forze politiche. | agg. [part. pass. di integrare]. – 1. a. In genere, che ha subìto un’integrazione, che è stato completato delle parti mancanti, o accresciuto con elementi aggiunti, oppure che è costituito di parti più o meno organicamente interconnesse: economia, industria i.; sistema i. di produzione; un testo, un passo i. (delle parti di cui era stato tramandato mutilo). b. Nelle forze armate, di esercito formato con il concorso di truppe di diversa nazionalità (con partic. riferimento storico a quello costituito in Europa nel secondo dopoguerra dai paesi aderenti all’Alleanza atlantica); per estens., comandi i., stato maggiore i., ufficiali i., facenti parte di tale esercito. 2. Entrato a far parte integrante di un insieme, inserito completamente in una comunità, in un ambiente sociale, politico, religioso, culturale: immigrati, lavoratori perfettamente, o scarsamente, i. (nei paesi, nei luoghi, negli ambienti in cui si sono trasferiti); un gruppo etnico allogeno interamente i.; sentirsi, non sentirsi i. (anche, in senso polemico o riduttivo, di chi ha finito con l’accettare, per necessità o per opportunismo, le concezioni e i valori di una società o di un sistema che prima avversava). Raro in senso più astratto, fuso insieme, formante un tutto: la menzogna era perfettamente i. alle sue abitudini. 3. Con accezioni specifiche: a. In matematica, equazione (differenziale) i., risolta mediante operazione d’integrazione. b. In elettronica, circuito i., circuito i cui elementi, sia attivi sia passivi, sono realizzati con procedimenti fisico-chimici a partire da un’unica piastrina, molto piccola, di materiale semiconduttore, permettendo così di ottenere un’elevata densità di componenti (transistori, resistori, diodi, ecc.). c. Ottica i., estensione della tecnica costruttiva dei circuiti elettronici integrati alla realizzazione di componenti e dispositivi ottici, quali guide di luce, modulatori acustoottici, analizzatori di spettro, ecc. |
Non solo non si tratta di aggettivi analoghi o sinonimi. Ma la semplicissima lettura della definizione svela che anche la considerazione del Piao come “unitario” sul piano lessicale non fonda nel modo più assoluto una sua formazione monolitica.
A meno di non prendere in considerazione il significato che meno si addice al Piao “Che è costituito da una singola unità, o riguarda l’unità, o ha valore di unità”, visto che il Piao di certo non è costituito da una singola unità, poiché composto da molte sezioni e sotto sezioni, il significato più corretto è ciò “che ha unità, coerenza e organicità fra le varie parti”. E la Treccani riporta esempi calzantissimi: “un ciclo u. di romanzi, una raccolta poco u. di liriche, una serie u. di affreschi”.
Si pensa che Proust abbia prodotto la sua Recherche scrivendola tutta insieme in una notte? O che Zola abbia completato allo stesso modo, in unico getto la sua serie di 18 romanzi di analisi sociale? O che Michelangelo abbia affrescato la volta della Sistina dalla sera alla mattina?
Qualsiasi opera, per quanto unitaria, si svolge per fasi progressive, avanzamenti, porzioni, rilasci, ripensamenti.
A meno di pensare che il Piao fluisca dai polpastrelli del redattore per divina ispirazione, come quella di San Matteo che scrive su diretta dettatura dell’angelo

il Piao è “unitario” nel suo esito finale, ma composto da più parti, unitariamente redatte, formulate e coordinate.
Parti che non possono non essere composte e formulate se non in momenti diversi, per quanto magari parallele, e da mani diverse, per quanto coordinate appunto da un intento specifico.
E’ in questo senso, allora, che il Piao, più che “unitario” è come è qualificato dalla legge: “integrato”, cioè “costituito di parti più o meno organicamente interconnesse”.
Ed è proprio per questa evidentissima, quanto banalissima ragione – non si capisce perché, obliterata da modi di leggere ed interpretare le norme del tutto meramente formali – che consente di affermare che il Piao si può, per certi versi è impossibile non, approvarlo anche in via provvisoria, per rilasci progressivi, per stati di avanzamenti.
Quel che conta è l’interconnessione tra le parti, plasticamente rappresentabile dall’utilizzo dell’ipertesto quale strumento fondamentale dell’integrazione delle sezioni, sul piano formale, e dell’idea concettuale, sul piano organizzativo.
Lambiccarsi sui termini, per altro massimi e non perentori, fissati dalle norme o andare cercando l’autoflagellazione pensando che non sia possibile approvare un Piao anche solo provvisoriamente aggiornato nella sezione che riguarda la programmazione dei fabbisogni, rinviando a metà anno elementi fondamentali dell’attività ed organizzazione, che del Piao sono l’oggetto, significa voler ignorare i significati delle parole e, in ultima analisi, anche significati ed effetti delle norme. Le quali non possono e non debbono essere lette come elementi che bloccano l’operatività, ma che la regolano. Letture formalistiche e lessicalmente nemmeno corrette non possono essere alla base dell’organizzazione di nessun genere di lavoro.
