PIETRAGALLA, Potenza — La strada che si inerpica dolcemente verso Pietragalla rivela gradualmente uno dei borghi più affascinanti della Basilicata, aggrappato al versante sinistro del torrente Cancellara a 839 metri di altitudine. Nel cuore del Vulture, questo gioiello della provincia di Potenza si erge maestoso con i suoi oltre tremila residenti: un capolavoro naturale di architettura vernacolare costruito interamente in tufo giallo locale. Case di tufo scolpite nella roccia, vicoli stretti e concentrici che formano un naturale sistema difensivo, scenari che sembrano usciti da un dipinto antico dove il tempo si è fermato.
Pietragalla è celebre soprattutto per i suoi palmenti. Oltre cento grotte ipogee scavate nella roccia calcarea, utilizzate per secoli come cantine naturali per la vinificazione e conservazione dell’Aglianico del Vulture. Questi manufatti straordinari incarnano l’intelligenza costruttiva di comunità che trasformavano la geologia locale in soluzione perfetta: temperature naturali fra 7-10°C, umidità costante, ventilazione naturale. In ogni palmento c’è una vasca di pigiatura in pietra, camere di fermentazione, canali di decantazione permettevano al mosto di fluire verso le “rutt” (cantine di stoccaggio più profonde). La tradizione della vendemmia seguiva rituali antichi: uva pigiata a piedi nudi, mosto scolato attraverso buchi strategici, raspi fermentati per venti giorni. Oggi, il Parco dei Palmenti valorizza sessanta manufatti restaurati, trasformandoli da spazi abbandonati in musei esperienziali, spazi culturali, laboratori viventi dove visitatori sperimentano direttamente la vinificazione autentica.
“Pietragalla è ormai da tutti conosciuta come la città dei Palmenti, e nel corso degli ultimi anni è diventata meta di tanti visitatori che, soprattutto nei fine settimana, fanno visita al parco urbano dei palmenti – antiche strutture rupestri che, per la loro struttura e concentrazione, rappresentano un unicum al mondo,” afferma il Sindaco Paolo Cillis.
Oggi, tuttavia, sta accadendo qualcosa di straordinario. Dove l’esodo sembrava inevitabile dopo il terremoto del 1980, le persone stanno scegliendo di rimanere e investire nel futuro. Le antiche case di tufo – manufatti dell’intelligenza costruttiva di secoli—si trasformano da dimore abbandonate in spazi di accoglienza, cultura e innovazione.
Abitazioni rupestri evolute nel tempo
Cuore identitario di Pietragalla sono le antiche case di tufo, manufatti costruttivi che incarnano l’ingegno sostenibile di comunità che hanno evoluto questa forma abitativa attraversi millenni. Scavate direttamente nella roccia locale, queste abitazioni dimostrano come l’architettura vernacolare sfrutti intelligentemente la geologia territoriale: pareti naturali in pietra calcarea che mantengono temperature stabili in ogni stagione, sistemi di ventilazione naturale, spazi multifunzionali che combinavano abitazione, lavoro artigianale, conservazione alimentare e vinificazione.
Secondo il professore antropologo Franco Mauro Minervino, prima dell’XI secolo le grotte in tufo erano insediamenti rupestri, adottati dal monachesimo italo-greco quali rifugi per praticare la spiritualità basiliana durante le persecuzioni e la fuga dalle terre bizantine fra il VII e il X secolo d.C.
Le origini risalgono almeno all’XI secolo, con insediamenti che probabilmente affondano radici ancora più antiche. Oggi, queste abitazioni in tufo formano il tessuto urbano di Pietragalla. Ogni antica unità racconta una storia di adattamento intelligente al territorio: scantinati naturali per conservazione, cucine aperte verso vie interne, scale esterne che creavano spazi pubblici nei vicoli. Le tecniche costruttive – senza malta in alcuni casi, con pietrame locale in altri – riflettono la saggezza di artigiani-costruttori che continuarono a scavare e modificare le dimore per secoli.
Attualmente, i palmenti e le case di tufo di Pietragalla ospitano iniziative culturali significative, incluse conferenze su architettura vernacolare e memoria collettiva, spesso promosse dalla Soprintendenza e da istituzioni regionali. Questi progetti mirano al riconoscimento pubblico del patrimonio rupestre come bene culturale immateriale. Inoltre, il Parco Urbano dei Palmenti è spesso oggetto di interventi comunali dedicati al turismo sostenibile, inclusa manutenzione costante e promozione come “luogo del cuore” del Fondo Ambiente Italiano (FAI). Questi sforzi integrano i palmenti in percorsi di accoglienza e innovazione culturale, contrastando attivamente l’abbandono demografico post-terremoto 1980. Attraverso ricerca, educazione e valorizzazione, Pietragalla trasforma le sue strutture rupestri da testimonianze silenziose del passato in laboratori viventi di rigenerazione contemporanea.
Storia e patrimonio
Le origini di Pietragalla affondano nel profondo medioevo. Il Palazzo Ducale (XVI secolo, ampliato dalla famiglia Melazzi fino al 1926) domina il centro storico, mentre la chiesa madre di San Teodosio custodisce affreschi e altari barocchi che riflettono il patrimonio artistico della comunità. Le quattro porte d’accesso storiche (Arco Melazzi, Arco Settanni, Arco Via Fratelli Bandiera) testimoniano secoli di importanza strategica nel Vallo di Diano.
Il declino post-terremoto 1980 aveva svuotato il borgo demograficamente. Intere famiglie emigrarono verso il Nord. Dal 2021 invece i fondi PNRR hanno catalizzato una trasformazione profonda: restauro del Palazzo Ducale, creazione di ospitalità diffusa in case tufacee, valorizzazione dei palmenti ipogei come musei esperienziali.
Sagre e tradizioni
Agosto trasforma Pietragalla. Cantinarte anima i vicoli antichi con arte contemporanea, musica, degustazioni di vino prodotto dal vitigno autoctono “Colatamurro Nero” di origini greche, presente e utilizzato solo sui terreni di Pietragalla. La Festa di San Teodosio (10 maggio) è celebrazione multisensoriale: fuochi pirotecnici per sette notti consecutive; processioni solenni coinvolgenti tutti i Santi di tutte le chiese portati in processione attraverso i quattro rioni storici; concerti di mezzanotte. La Festa del Maggio (prime due settimane di maggio) perpetua rituali pagani-cristiani. Nel frattempo il gruppo folk Pietragalla tramanda tarantelle lucane e canti brigantini.
Sapori autentici
La gastronomia riflette un’economia agro-pastorale millenaria: cavatelli (lagane) con ceci preparati a mano, pallotte di cacio e uova nello stile di Trivento, pecorino lucano stagionato in grotta, salumi tradizionali appesi nei palmenti dove il freddo naturale permetteva conservazione di mesi, formaggi di fossa (formaggio avvolto in foglie, stagionato in buche scavate nel tufo), carni caprine e ovine, i rinomati “migliattiedd”- involtini di carne arrostita – e l’immancabile autoctono peperone Crusco lucano, un peperone dolce e croccante se fritto in padella con olio di oliva locale.
Tra i dolci tradizionali spiccano i mostaccioli rettangolari ricoperti di glassa; i cuddhruri o ciambelle di pasta frolla intrecciate; nonché i biscotti al vino rosso che si inzuppano nel vino stesso creando dolcezza umida e complessa. L’artigianato locale spazia dalla lavorazione del tufo scolpito, al legno intagliato, fino al ferro battuto tradizionale.
Eccellenza enologica
Pietragalla è ufficialmente “Città del Vino”: il vitigno autoctono “Colatamurro Nero” di origini greche, presente e utilizzato solo sui terreni di Pietragalla, insieme all’Aglianico del Vulture DOC prodotto da vigneti su terreni vulcanici, rappresenta l’eccellenza enologica. I tannini strutturati, l’acidità naturale, il colore rosso-granato e il bouquet complesso di frutti scuri e spezie emergono da questa eccellenza regionale. I vini conservati in botti di quercia nelle oltre 190 cantine (Rutt) del centro storico si sviluppano a raggiera sotto il nucleo urbano e convergono tutte sotto il palazzo ducale del paese, dove si racconta che il duca potesse attingere a qualsiasi vino e botte del suo ducato.
Come raggiungerla
Pietragalla è facilmente raggiungibile via A2/E90: uscita Polla o Vietri di Potenza (20 km dal centro storico), strada panoramica attraverso la montagna della località di Sellata. L’aeroporto di Salerno dista 35 km, Potenza 50 km. FlixBus collega direttamente Potenza e Roma. La vicinanza a Terme Contursi (20 minuti d’auto) aggiunge turismo termale-culturale. Oppure provenendo da Bari si attraversa la spettacolare strada immersa nel parco della Murgia e delle gravine.
L’ospitalità diffusa è il modello preferito: bed & breakfast in case tufacee restaurate permettono di vivere l’architettura rupestre di secoli; agriturismi rurali offrono cucina contadina autentica e cicloturismo; campeggio ecologico integrato nel paesaggio.
Per informazioni
Sito Comune: www.comune.pietragalla.pz.it
Pro Loco Pietragalla: www.facebook.com/ProLocoPietragalla
Cantinarte: www.facebook.com/CantinartePietragalla
Pietragalla Experience (guide palmenti): https://pietragallaexperience.it/
PNRR Borghi: https://pnrr.cultura.gov.it/borghi
Parco Naturale Alto Bradano: https://www.altobradano.it
Dove mangiare
Agriturismi locali specializzati in lagane e ceci e peperoni cruschi; pizzerie in tufo
Dove soggiornare
Affittacamere Palazzo Ducale nel centro storico, con camere da circa €70/notte, perfetto per i vicoli antichi.
https://www.booking.com/hotel/it/affittacamere-palazzo-ducale.it.html
Le Ninfee Affittacamere
https://www.tripadvisor.it/Hotels-g1526194-Pietragalla_Province_of_Potenza_Basilicata-Hotels.html
La casa dell’artista di Vittorio Vertone: con giardino e WiFi gratuito, per un soggiorno intimo e artistico.
https://www.airbnb.it/rooms/36330806
Alternative Vicine
Entro 20-30 km, opzioni come Il Covo degli Arditi B&B a Potenza per un soggiorno immerso nel verde lucano.
https://www.booking.com/hotel/it/il-covo-degli-arditi.it.html
Vino
Cola Tammurro Nero e Aglianico del Vulture DOC con degustazioni guidate nei palmenti
Eventi
Cantinarte (agosto 13-14), Festa San Teodosio (maggio 10), Festa del Maggio (maggio), Festa Vino (settembre-ottobre)

