Concessa dopo sei mesi di negoziato la quinta rata del Pnrr. Come sappiamo l’Italia è l’unico Paese europeo ad avere maturato questo risultato. Ma la nuova tranche di fondi in arrivo viene ridotta di 110 milioni a causa del congelamento della milestone (M1C1-85) che prevede la riduzione del 10% del tempo medio tra l’aggiudicazione dei contratti pubblici e la realizzazione delle opere. Il conseguimento di questa milestone avrebbe consentito di arrivare a 11,5 miliardi con questa quinta rata. Occorrerà anche chiarire il sistema di misurazione da utilizzare per certificare il rispetto dei tempi degli appalti. In realtà il criterio di misurazione è ben visibile sulla banca dati nazionale dei contratti pubblici, l’ormai famosa BDNCP gestita da ANAC ma, a causa dei vari malfunzionamenti, l’Autorità si guarda bene dal verificare l’inserimento dei dati da parte degli enti appaltanti secondo l’obbligo prescritto dal codice che mette in causa per prima il gestore. Anac anziché ammettere le disfunzioni si nasconde dietro comunicati e interviste che richiamano ossessivamente la necessità di rafforzare la capacità delle stazioni appaltanti. Invece, sono proprio queste ultime ad aver consentito di raggiungere l’altro obiettivo legato alla velocizzazione degli appalti ai fini dell’erogazione della quinta rata. Esso richiedeva entro fine 2023 che le Stazioni appaltanti riducessero a cento giorni il tempo medio tra la presentazione delle offerte e l’aggiudicazione (88 giorni la media di Asmel Consortile). In questo caso, per verificare il raggiungimento dell’obiettivo, si è fatto ricorso ai dati presenti sulla banca dati della Gazzetta ufficiale europea (Ted) anziché su quella malconcia di Anac.
