Pnrr, quanta frammentazione

La recente relazione semestrale del Governo sull’attuazione del Pino nazionale di ripresa e resilienza conferma un’evidenza che rappresenta anche la principale criticità dello strumento, ovvero la sua elevata frammentazione.

Gli investimenti del Pnrr sono frazionati nella competenza di molti Soggetti attuatori, eterogenei per dimensione, capacità amministrativa e solidità finanziaria (Comuni, Province, Regioni, Città Metropolitane, Società concessionarie, Università ed Enti di ricerca, Provveditorati).

A titolo di esempio, la misura “M2C4 Investimento 2.2: Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei comuni” di cui è Titolare il Ministero dell’Interno con destinatari i Comuni, a fronte di un finanziamento di 6 miliardi di euro, prevede circa 39 mila cosiddetti “piccoli interventi”, dalla dimensione media di 75 mila euro, e circa 7 mila “medie opere”, dalla dimensione media pari a 450 mila euro; appare utile ricordare che tutti gli interventi suddetti appartengono alla categoria “progetti in essere” la cui copertura finanziaria, come già ricordato, era stata definita prima del Pnrr.

Nel complesso, i progetti di importo fino a 70 mila euro sono più di 76 mila, mentre quelli di importo compreso nell’intervallo 70 mila-180 mila euro sono circa 28 mila. Gli investimenti di valore compreso tra 180 mila euro e un milione di euro sono circa 29 mila, mentre quelli superiori a 5 milioni sono circa tremilatrecento. A quest’ultima categoria, che include alcuni progetti con un impatto particolarmente significativo sulla crescita del Paese e dei territori, è riferibile un ammontare di risorse superiore a 75 miliardi (58 per cento del totale). 

La circostanza che i progetti di importo inferiore o uguale alla soglia di un milione di euro, qualificabili come piccoli interventi, siano pari a circa l’87 per cento del totale merita alcune riflessioni.

È evidente che, in alcuni casi, anche iniziative diffuse sul territorio (si pensi agli asili nido o agli interventi per prevenire il dissesto idrogeologico) hanno un rilievo strategico per l’intero Paese.

Al contempo, tuttavia, un’eccessiva frammentazione delle iniziative può portare a una perdita di focalizzazione e rappresenta un punto di debolezza dell’attuale formulazione del Piano in quanto rischia di tradursi in una dispersione delle risorse, umane e monetarie.

Inoltre, alla frammentazione si accompagna il problema di assicurare un’adeguata capacità dei Soggetti attuatori di realizzare tutti gli investimenti programmati (come già illustrato nel paragrafo precedente) e di gestire in modo efficace l’interlocuzione con gli organismi di controllo, a livello nazionale ed europeo.

Resta da capire cosa intende fare al riguardo il Governo, posto che pare impossibile (e infatti la relazione non vi fa cenno) un riaccorpamento degli interventi polvere, mentre sul versante del rafforzamento della capacità amministrativa gli interventi messi in campo finora si sono rivelati perlopiù velleitari. 

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