Quando, nel 2018, crollò rovinosamente il Ponte Morandi a Genova, il sistema italiano reagì (come spesso accade) di pancia. Con la legge di bilancio di quell’anno vennero stanziate consistenti risorse per la messa in sicurezza di queste infrastrutture e finanche per la loro ricostruzione.
Fra queste misure, rientra anche quella prevista dal comma 891 della L. 145/2018 che “Per la messa in sicurezza dei ponti esistenti e la realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali di sicurezza nel bacino del Po” istituì un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023.
Da allora si è innescata una sorta di catena di Sant’Antonio fatta di ritardi e proroghe a fronte della quale è davvero difficile ricostruire le responsabilità. Come ne “Il Ponte sul Fiume Kwai”, tanto per restare in tema, la cui costruzione era ostacolata tanto dall’incompetenza degli ufficiali giapponesi quanto dai sabotaggi dei prigionieri. Il risultato è che una buona parte delle risorse disponibili non è stata spesa.
Con l’art. 7, comma 4-duodecies, del D.L., 27 dicembre 2024, n. 202, convertito con L. 21 febbraio 2025, n. 15 si è quindi provato a cambiare registro: gli enti locali sono stati invitati a confermare le manifestazioni di interesse presentate 7 anni prima, rivedendo anche i relativi quadri economici e cronoprogrammi, in modo da convogliare le economie su progettualità realizzabili. In contropartita, è stata fissata una tempistica stringente in base alla quale gli appalti dovranno essere obbligatoriamente aggiudicati entro il 31 dicembre 2025. In base alle istanze ricevute, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe dovuto approvare una nuova graduatoria entro lo scorso 11 aprile, lasciando di fatto poco più di 6 mesi per chiudere o aggiornare i progetti e bandire le gare.
Ad oggi il prescritto decreto di Mit (di concerto con il Mef) non ha ancora visto la luce. Di fatto, pertanto, i finanziamenti sono ancora virtuali e difficilmente potranno essere messi a terra nel rispetto della scadenza.
Cosa succederà? Che a fine anno si discuterà di un’altra proroga, che sarà concessa dopo lunghe ed estenuanti trattative demandando ad un nuovo decreto attuativo che, poi, verrà emanato in ritardo, secondo un copione che sembra già scritto e che purtroppo non è quello di un film.
