Un nuovo studio condotto dall’University of Sharjah negli Emirati Arabi Uniti propone di impiegare il combustibile nucleare esausto per migliorare l’efficienza della produzione di idrogeno verde tramite elettrolisi, come riporta Vai Elettrico.
In sostanza, il calore, le radiazioni e i residui di uranio delle barre nucleari potrebbero essere utilizzati per facilitare la scissione dell’acqua, generando radicali e molecole intermedie più facili da separare e così aumentando la resa del processo.
Un approccio chiave prevede l’uso dell’uranio recuperato come catalizzatore, alternativa più economica rispetto ai metalli nobili come platino o iridio, che attualmente rappresentano una delle componenti più costose degli elettrolizzatori.
Inoltre, lo studio ipotizza di sfruttare direttamente il calore residuo dei depositi nucleari per alimentare reazioni termochimiche o elettrochimiche collegate all’idrogeno.
Pur affascinante, l’idea necessita di molta cautela: la gestione dei materiali radioattivi resta fortemente regolamentata in Europa e la replicabilità industriale è lontana. Per paesi come l’Italia — che ha rinunciato al nucleare — non si tratta di un percorso immediato, ma la ricerca contribuisce al dibattito su come rendere più circolare la filiera nucleare e abbassare i costi dell’idrogeno verde.
21/11/2025
