L’occupazione legata alle energie rinnovabili continua ad aumentare a livello globale, ma l’evoluzione è meno lineare di quanto possano suggerire i dati complessivi, stando a quanto riportato da QualEnergia.
Nel 2024 gli addetti diretti e indiretti del settore hanno raggiunto 16,6 milioni, un nuovo massimo storico, nonostante un rallentamento della crescita occupazionale rispetto agli anni precedenti, a fronte di un record di 582 GW di nuova capacità installata.
Questo scarto riflette dinamiche strutturali. L’aumento della produttività, soprattutto nei grandi hub manifatturieri asiatici, riduce il numero di lavoratori necessari per ogni gigawatt installato. Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche stanno riconfigurando le catene globali del valore, con effetti diretti sulla distribuzione geografica dei posti di lavoro.
Il fotovoltaico resta il principale bacino occupazionale, con 7,2 milioni di addetti, ma mostra anche le maggiori asimmetrie. In Italia la crescita della capacità solare è stata sostenuta, ma l’occupazione si concentra prevalentemente nelle attività di installazione e manutenzione, a basso valore aggiunto, mentre la manifattura resta marginale.
Secondo Irena, senza politiche industriali e formative più incisive, la transizione rischia di procedere più rapidamente sul piano tecnologico che su quello sociale, ampliando il divario tra sviluppo delle rinnovabili e qualità del lavoro.
14/01/2026
