Tutti i rischi della sciagurata norma che consente ai politici di svolgere funzioni gestionali nei piccoli comuni

Ai sindaci piace molto giocare al “piccolo manager”, nominare consulenti ed attivare misure gestionali “innovative”. Così agiscono “con leadership” e “come il privato”. Peccato che, poi, questi giochi abbiano l’altra faccia della medaglia e si rivelino azzardi compiuti in modo sprovveduto, antieconomico, non concorrenziale e senza competenze. I consulenti non si sa come vengono scelti…

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Ai sindaci piace molto giocare al “piccolo manager”, nominare consulenti ed attivare misure gestionali “innovative”. Così agiscono “con leadership” e “come il privato”.

Peccato che, poi, questi giochi abbiano l’altra faccia della medaglia e si rivelino azzardi compiuti in modo sprovveduto, antieconomico, non concorrenziale e senza competenze.

I consulenti non si sa come vengono scelti e, spesso, si rivelano totalmente inadeguati perchè non hanno conoscenza sufficienti della contabilità pubblica e delle regole amministrative. Le operazioni finanziarie non sono testate e verificate. Le scelte gestionali sono spesso indotte da preconcetti anche indotti dalla “tessera” dell’amministratore convinto di agire come manager. Nessun controllo interno funziona: il segretario comunale, che nei piccoli comuni è in generale pochissimo presente perchè ha come minimo 3 altri scavalchi, non ha tempo e modo di orientare l’azione e, d’altra parte, lo spoil system a cui è soggetto lo rende debolissimo di fronte al sindaco-funzionario che gioca a fare il Marchionne; i revisori dei conti sono distratti e torpidi, ma per altro nemmeno vengono coinvolti; ovviamente, la giunta non è la sede per controllare efficacia e legittimità delle scelte.

La sentenza della Corte dei conti, Sezione giurisdizionale di appello III, n. 95 racconta uno spaccato di tutte le immense disfunzioni che affliggono i comuni e, in particolare, quelle connesse ad ingerenze della politica nella gestione, rese sistematiche dalla sciagurata disposizione dell’articolo 53, comma 23, della legge 388/2000.

Da notare:

  • L’incarico di intermediario è stato affidato senza alcuna preliminare ricerca fra più possibili concorrenti;
  • i crediti IVA, evidenziati nel modello IVA 2017, utilizzati per compensare i debiti del Comune di Rocca Pia, erano fittizi, appositamente creati attraverso fatture per operazioni inesistenti;
  • il comune ha sottoscritto un contratto in cui la società di consulenza declinava espressamente ogni responsabilità in relazione ad eventuali dichiarazioni mendaci dei soggetti individuati quali contraenti;
  • il sindaco, che ha attivato l’operazione, oltre a non avere ovviamente competenze specifiche era caratterizzato da bassa scolarità: terza media.

Insomma: un disastro assoluto. Uno dei tantissimi, troppi, che ogni giorno si verificano nel sistema locale, perchè manca un apparato di controllo e non si è preso atto dell’impossibilità di tenere in piedi enti senza un livello minimo standard necessario di numero e qualità dei componenti dell’apparato.

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