Per la prima volta nel 2025, l’Unione Europea ha registrato un’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) superiore rispetto a quella proveniente tramite gasdotti: 8,4 milioni di tonnellate contro 8,2, stando a quanto riportato da Il Fatto Quotidiano.
Questo sorpasso riflette il nuovo orientamento energetico adottato da Bruxelles, guidato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha puntato sulla sostituzione del gas russo con ingenti acquisti di combustibili fossili e nucleari dagli Stati Uniti.
Nonostante la diversificazione delle fonti, il prezzo del gas rimane elevato rispetto ai livelli precedenti all’invasione dell’Ucraina, segno che la stabilizzazione del mercato tarda ad arrivare. In questo contesto, l’UE ha siglato con Washington un’intesa triennale da 750 miliardi di dollari (250 all’anno) per l’approvvigionamento energetico, comprendente non solo GNL ma anche combustibile nucleare, inserita in una più ampia cornice di cooperazione economica transatlantica che prevede investimenti europei negli Stati Uniti per circa 600 miliardi.
L’Italia, intanto, ha aumentato significativamente le importazioni di GNL statunitense: nei primi sei mesi del 2025, la quota proveniente dagli USA ha raggiunto il 45%, superando Qatar (25,8%) e Algeria (18,5%), rendendo gli Stati Uniti il principale fornitore nazionale.
Tuttavia, crescono le preoccupazioni per il rischio di una nuova forma di dipendenza energetica, questa volta legata al mercato americano. La scelta di affidarsi al GNL, più costoso rispetto al gas via tubo e meno compatibile con gli obiettivi climatici europei, solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine della strategia adottata.
Mentre la pressione geopolitica giustifica la decisione politica, i benefici economici per consumatori e imprese europee restano ancora incerti, soprattutto in assenza di un calo duraturo dei prezzi.
28/07/2025
