Un piccolo Comune ligure aveva installato delle telecamere dotate di funzionalità di lettura automatizzata delle targhe, utilizzate per studiare i flussi turistici, verificare la regolarità della circolazione e supportare gli organi di polizia.
Tali dispositivi erano impiegati non solo per il controllo della regolarità amministrativa dei veicoli, ma anche per «analizzare il flusso di provenienza dei veicoli, suddividendoli per nazione e per provincia; valutare il livello di inquinamento del parco veicolare, analizzando l’omologazione euro dei veicoli; identificare le caratteristiche estetiche e strutturali dei mezzi, tra cui il colore, la dimensione e la marca».
La questione, giunta all’attenzione del Garante per la privacy, ha dato origine ad un provvedimento sanzionatorio per illecito trattamento dei dati personali, poiché il comune aveva conservato i dati derivanti dalla lettura delle targhe per un periodo di 180 giorni, un arco temporale notevolmente superiore rispetto al limite massimo di 7 giorni previsto dalladi legge. Nel provvedimento si legge infatti che «il trattamento di dati personali in questione, peraltro per un arco temporale significativamente più lungo rispetto al termine di sette giorni previsto per la conservazione dei filmati di videosorveglianza, non trova fondamento in una idonea base giuridica».
