Anche gli enti locali potranno sperimentare la settimana lavorativa su quattro giorni. Una possibilità consentita dalla preintesa per il Ccnl 2022-2024, attivabile con profitto solo a condizione di capire quali servizi possano considerarsi compatibili con tale organizzazione.
Mentre nelle regioni, negli enti di grandi dimension e nelle strutture caratterizzate da funzioni squisitamente amministrative pare che alcuni spazi vi siano, la natura delle competenze e funzioni della gran parte dei servizi comunali non sembra di per sè compatibile con una settimana “cortissima”.
Una settimana di 4 giorni appare inadeguata per le funzioni della polizia locale, che al contrario i comuni cercano di estendere per tutti i giorni della settimana. Anche le attività delle strutture competenti per i servizi sociali creerebbero più disfunzioni che benefici se riducessero i giorni di servizio al pubblico. Tutti i servizi manutentivi si prestano evidentemente pochissimo alla settimana di 4 giorni, compresi quelli connessi all’informatica, se solo parte dell’apparato adotti il sistema.
Nell’ambito dei servizi demografici, le funzioni connesse allo stato civile mal si conciliano con una chiusura degli uffici per 3 giorni su 7 e, anzi, i comuni tra reperibilità e turni, laddove il numero dei dipendenti lo consente, cercano di estendere il più possibile le giornate lavorative settimanali.
I servizi cimiteriali a loro volta non sono certamente facilmente adeguabili ad una settimana corta, come del resto i servizi sollecitati a garantire la presa in carico e la chiusura entro termini ristretti di procedure a seguito di domande o dichiarazioni o segnalazioni: vale per le strutture addette al commercio o all’edilizia.
A ben vedere, la possibilità di assistere ad applicazioni concrete della sperimentazione sono ben poche e solo in enti particolarmente strutturati e con un numero di dipendenti elevato e un’organizzazione già fortemente orientata alla gestione da remoto dei rapporti con gli utenti pare possibile organizzare i servizi su quattro giorni.
Una possibilità organizzativa da prendere in considerazione riguarda le attività di contatto con gli utenti, gestibili su appuntamenti. Se gli enti fossero in grado di misurare con una certa attendibilità la domanda dell’utenza di un certo servizio a sportello ed organizzarla mediante agende pubbliche contenenti slot sui quali i cittadini possano prenotare i servizi, a condizione che si riesca a garantire il numero di appuntamenti necessari a garantire la risposta alla domanda dell’utenza, concentrare il ricevimento a sportello su quattro giorni invece che su cinque è in teoria possibile. Ma occorrerebbe reingegnerizzare anche l’articolazione degli orari pomeridiani.
In moltissimi enti, i rientri sono due alla settimana, generalmente della durata di 3 ore ciascuno, in modo da consentire 5 mattinate da 6 ore, così da giungere alle 36 settimanali mediante le ore dei due rientri.
E’ evidente che in tal modo si tende a concentrare l’attività a sportello prevalentemente negli orari diurni e specificamente tra le 9 e le 13.
Una settimana con 4 giorni lavorativi, in simile quadro, ridurrebbe evidentemente il numero degli appuntamenti, se non si compensi con la loro estensione nei pomeriggi.
Mantenendo lo schema delle 6 ore diurne, con 4 giornate settimanali le ore antimeridiane sarebbero 24: per arrivare a 12 i rientri da 3 ore dovrebbero essere allora 4 e occorrerebbe che nei pomeriggi si assicurasse una ampia attività a sportello.
Le valutazioni organizzative da produrre, insomma, sono tante e molto complesse, perchè una settimana di 4 giorni per enti chiamati a svolgere servizi necessari alla vita di tutti i giorni per i cittadini non è certo semplice. Come non lo è stato, del resto, individuare i servizi compatibili col lavoro agile.
Potenzialmente la settimana da 4 giorni propone molti benefici di conciliazione lavoro-vita familiare, se non incide negativamente sui servizi alla cittadinanza.
Ma, non si capisce perchè una misura ben più semplice, come la sperimentazione delle ferie a ore, per sua natura piuttosto idonea alle esigenze id conciliazione, sia invece negata agli enti locali e riservata alle sole regioni.
Meglio sarebbe, infatti, agire mediante strumenti di flessibilizzazione dei singoli rapporti di lavoro, che promuovere complesse riorganizzazioni.
Comunque, anche l’avvio della sperimentazione non sarà automatico e diretto: occorrerà rispettare due condizioni.
In primo luogo la preintesa consente di sperimentare la settimana cortissima “ferma restando la garanzia del livello dei servizi resi all’utenza”. Quindi, occorre un’analisi dei servizi simile a quella proposta sopra ed una selezione di quelli ipoteticamente coinvolgibili nell’esperimento.
I singoli dipendenti non avranno il diritto soggettivo dei dipendenti ai quattro giorni lavorativi. La sperimentazione è subordinata all’adozione di una modifica del regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, che sulla base della mappatura dei servizi compatibili con il nuovo orario, identifichi quelli erogabili su 4 giorni.
Ovviamente, potranno essere coinvolti nella sperimentazione evidentemente solo i dipendenti collocati presso quei servizi ritenuti da ciascuna amministrazione idonei allo svolgimento delle proprie funzioni anche su quattro giorni settimanali, ad esclusione degli altri.
In secondo luogo, gli enti dovranno portare in sede di confronto la decisione di sperimentare la settimana cortissima, il che conferma trattarsi di esercizio della potestà organizzativa unilaterale. Prima di modificare il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi e partire quindi con i quattro giorni lavorativi settimanali, gli enti dovranno illustrare ai sindacati le scelte compiute e le modalità organizzative connesse.
In ogni caso, il personale adibito alle strutture coinvolte nella sperimentazione dell’orario su quattro giorni non sarà obbligato a lavorare secondo questa articolazione. Infatti, la preintesa dispone che “l’adesione all’articolazione oraria su quattro giorni da parte del lavoratore è volontaria”.
