Comuni montani, sforbiciata in vista. La legge 131/2025, entrata in vigore nello scorso mese di settembre, ha l’obiettivo, sottolineato dal ministro Calderoli, di ridurre drasticamente l’attuale elenco di oltre 4mila “campanili bianchi”. Sono stati così elaborati nuovi criteri di classificazione, frutto di un lavoro istruttorio svolto con il coinvolgimento di esperti designati dagli stessi enti territoriali, le cui proposte sono confluite nel regolamento trasmesso alla Conferenza Unificata e che dovrà concludersi con l’adozione di un Dpcm. Su cui in questi giorni la discussione è più che mai aperta, con il ministro che attende proposte unitarie e condivise fra le Regioni. Non facilissimi i nuovi criteri: 25% di territorio sopra i 600m e pendenza di almeno il 20%, oppure altimetria media sopra i 500m, inserendo anche i Comuni “interclusi”, cioè circondati da aree montane.
Sulla base dei nuovi criteri potrebbero essere considerati montani poco più di 2.800 Comuni italiani. Con diverse criticità, però. In termini assoluti le Regioni maggiormente penalizzate sono Sardegna (che si ritroverebbe con 161 Comuni in meno, il 70% del totale), Campania (-125 Comuni, quasi la metà) e Piemonte (-106 Comuni), ma criticità emergerebbero anche in Puglia, dove il 77% degli attuali 61 Comuni resterebbe escluso, spesso per pochi metri di altitudine rispetto alla soglia di 500. Poco o niente cambierebbe invece per la Valle d’Aosta (che resterebbe con 74 Comuni montani, scavalcando la Sardegna) e per il Trentino Alto Adige, che perderebbe solo 11 Comuni attestandosi a quota 315, un numero quasi doppio rispetto a quelli della Campania.
