Dopo mesi e mesi di attivazione, inizialmente molto zoppicante negli enti locali, del portale InPa arriva il decreto ministeriale che descrive in modo più o meno considerabile circostanziato, come funziona il portale.
Poche considerazioni. Per un verso, il sistema di accreditamento al portale chiesto alle PA appare caratterizzato da arcaismi poco comprensibili. Per esempio, il riferimento ancora al “rappresentante legale”, figura che, per altro, in un sistema prettamente gestionale viene inserita non si sa bene in base a quale riferimento.
In secondo luogo, il DM più di una volta afferma di attuare le previsioni normative riferite allo svolgimento di concorsi “a tempo determinato e a tempo indeterminato.
Bene. Peccato, però, che la fattispecie dei concorsi espressamente finalizzati ad assunzioni a tempo determinato non sia compatibile con le previsioni dell’articolo 36, comma 2, penultimo periodo, del d.lgs 165/2001. La norma dispone: “Per prevenire fenomeni di precariato, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, sottoscrivono contratti a tempo determinato con i vincitori e gli idonei delle proprie graduatorie vigenti per concorsi pubblici a tempo indeterminato“.
Si tratta di una norma talmente reietta e dimenticata che non solo è continuamente violata, ma anche dalle parti di Palazzo Vidoni sembrano ignorarne l’esistenza, visto che il DM in qualche misura legittima esattamente quel che la norma citata vieta.
Allora, invece di lasciare, come sempre, margini di incertezza che poi rendono avventuroso ogni contenzioso, perchè non adottare una scelta chiara? I concorsi per assunzioni geneticamente a tempo determinato si possono svolgere, sì o no?
