E ci si accorse che le piattaforme per acquisire il Cig anche per appalti di poco valore è un non senso…

In questo post, per primi, abbiamo evidenziato il cappio al collo col quale l’Anac e le altre autorità stanno strozzando l’operatività degli affidamenti di poca entità, in particolare quelli fino a 5.000 euro. Se n’è accorta, adesso, anche l’Anci Lombardia. Pure l’Uncem dice la sua(1). Sono gli effetti deleteri delle riforme fondate solo sull’ideologia intransigente,…

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In questo post, per primi, abbiamo evidenziato il cappio al collo col quale l’Anac e le altre autorità stanno strozzando l’operatività degli affidamenti di poca entità, in particolare quelli fino a 5.000 euro.

Se n’è accorta, adesso, anche l’Anci Lombardia. Pure l’Uncem dice la sua(1).

Sono gli effetti deleteri delle riforme fondate solo sull’ideologia intransigente, quasi fino al fanatismo.

Giusto, giustissimo, informatizzare, digitalizzare, puntare sulle piattaforme, parlare di “ecosistema digitale” ed utilizzare altre similari roboanti espressioni.

Ma, si digitalizza per semplificare le cose: l’ecosistema non deve essere ostile, bensì favorevole.

Cosa sarebbe costato mantenere il Simog e lo SmartCig come piattaforma operativa indipendente, sulla quale attivare i Cig come fino al 31.12.2023, creando una porta di dominio per la comunicazione dei dati alle banche dati dell’Anac?

Perché non si è impostato il nuovo sistema in questo modo, sapendo che la stragrande maggioranza dei Cig si acquisiscono per appalti di poco valore?

Che senso ha sbandierare la semplificazione, la fiducia, il risultato, la discrezionalità del Rup, per poi creare imbuti operativi di questo genere?

Perchè si portano avanti anche ottime idee, ma senza una valutazione di impatto, senza un test iniziale di natura pratica?


(1) Con un comunicato inviato ad associati e ad istituzioni:

CAOS CIG E PIATTAFORME, UNCEM: ENTI LOCALI IN BALIA DI CAMBIAMENTI E BUROCRAZIE

Sui Cig occorre cambiare. I Comuni registrano da alcuni giorni un complesso problema tecnico-contabile che rischia di inchiodare le macchine amministrative degli Enti. La delibera Anac che dal 1° gennaio 2024, in ottemperanza a quanto previsto per adempiere alle riforme PNRR modifica completamente il sistema dei CIG, elimina Simog e la sostituisce con una piattaforma più performante e completa, sopprimendo gli “smart cig”. Per i piccoli Comuni lo smart cig rappresenta il 90 per cento dei cig presi (cioè praticamente tutti eccetto le opere pubbliche) ed è un sistema veloce, immediato, facile. Toglierlo, secondo Uncem, è stato del tutto inopportuno. Pensare di adottare la procedura cig standard per incarichi da poche centinaia di euro e obbligare ditte artigiane o individuali o negozietti di paese ad aderire a piattaforme telematiche non è efficace. E impedirà di fatto quegli acquisti che si fanno ancora nei piccoli esercizi commerciali di vicinato e montani. “Un Comune astigiano scrive a Uncem una propria esperienza emblematica – sottolinea Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem – insistiamo per avere una mensa scolastica a km0, comprando ogni giorno la carne dal macellaio, il prosciutto dal salumiere, il pane dal fornaio del paese. Un bello smart cig ed eravamo a posto. Ora come lo diciamo a Pina del negozio di iscriversi a Traspare per una fornitura che ogni anno non arriva a 1000 euro? E gli esempi possono continuare con il ferramenta, la cartoleria, ecc. Per non parlare di quando incarichiamo per 500 euro la compagnia teatrale dialettale, o il concertino per la festa patronale…” Ci sono Comuni che negli ultimi giorni dell’anno hanno preso il maggior numero di smart cig possibili per le determine delle spese ripetitive del prossimo anno. “Ma è un palliativo momentaneo, perché il problema si ripresenterà quotidianamente e creerà ingorghi amministrativi e contabili, rallentamento nei servizi e negli acquisti, complicazioni invece di semplificazione”, aggiunge Bussone “La proposta Uncem è questa: se proprio lo smartcig allo Stato non piace, aboliamo il Cig per acquisti di beni e servizi fino a 5000 euro e semplifichiamo. Così come si prospetta la situazione, il rischio è complicare la vita ai Comuni, grandi e piccoli, infilandoli in nuove burocrazie senza fondo”.

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