La sentenza del Consiglio di Stato, Sez. V, del 23 aprile 2026, n. 3150 riguarda la legittimità o meno del diniego di accesso civico generalizzato, ex art. 5, comma 2, del D.Lgs. n. 33/2013, nel caso di istanza ostensiva recante una richiesta di atti massima plurima.
La citata sentenza afferma che è legittimo il diniego opposto dal Comune in ordine ad una istanza ostensiva di accesso civico, ex art. 5, comma 2, del D.Lgs. n. 33/2013, avanzata da un cittadino, tendente ad ottenere copia di atti della P.A., nel caso in cui:
a) l’interesse conoscitivo risulti disallineato dalle finalità tipiche dell’accesso civico generalizzato, quali sono l’informazione e la formazione dell’opinione pubblica, il controllo sull’esercizio delle funzioni istituzionali, la verifica dell’impiego delle risorse pubbliche e la promozione della partecipazione democratica, come previsto dall’art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 33 del 2013; b) l’accedente abbia sostanzialmente inoltrato una richiesta massiva plurima di atti e documenti della P.A.; è ammissibile il rigetto dell’istanza ostensiva, quando contiene richieste massive plurime, pervenute in un arco temporale limitato dello stesso soggetto o da soggetti comunque riconducibili a un unico centro di interesse (Cons. Stato, sentenza n. 7983 del 2025).
