Appalti integrati in deroga: un’idea che non sta funzionando

Fra le eccezioni alle regole previste per accelerare l’attuazione del Pnrr merita un supplemento di riflessione quella che consente di ricorrere all’appalto integrato sulla base del solo progetto di fattibilità tecnica ed economica.  Essa è stata prevista dall’art. 48 comma 5 del D.L. 77/2021 in deroga all’art 59 comma 1 del D. Lgs. 50/2016 ed…

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Fra le eccezioni alle regole previste per accelerare l’attuazione del Pnrr merita un supplemento di riflessione quella che consente di ricorrere all’appalto integrato sulla base del solo progetto di fattibilità tecnica ed economica. 

Essa è stata prevista dall’art. 48 comma 5 del D.L. 77/2021 in deroga all’art 59 comma 1 del D. Lgs. 50/2016 ed è stata pensata proprio per facilitare il raggiungimento delle milestones intermedie riguardanti l’aggiudicazione o la stipula dei contratti.

In effetti, con l’appalto integrato derogante, da questo punto di vista si risparmia il tempo di redazione del progetto definitivo-esecutivo, oltre al vantaggio di consentire all’aggiudicatario di costruire quest’ultimo in aderenza alle proprie preferenze.

Tutto bene, quindi? Non proprio, perché molte gare per l’affidamento di appalti integrati in deroga stanno andando deserte.

La cartina di tornasole è rappresentata dalle quattro procedure per la conclusione di accordi quadro multi prestazionali indette da Invitalia nell’ambito dell’attuazione dei Piani urbani integrati  (Missione 5 – Componente 2 – Investimento 2.2).

Nei giorni scorsi, Invitalia ha comunicato che in data 31 gennaio 2023 sono stati formalizzati i provvedimenti di aggiudicazione dei lotti geografici afferenti i diversi sub-lotti prestazionali, fornendo un quadro complessivo che presenta diversi buchi.

Sono diversi, infatti, i cluster che al momento risultano scoperti, per i quali è in corso l’individuazione degli aggiudicatari nelle modalità previste dal processo di riassegnazione. 

L’indizio però non va sottovalutato perché mostra come le preoccupazioni circa gli effetti di saturazione del mercato innescati dalla concentrazione di molte gare in pochi mesi non fossero infondate.

In effetti, fra la fine del 2022 ed i primi mesi del 2023 è prevista una vera e propria gobba nel grafico delle opere da mettere a gara. Anche perché tutti i soggetti attuatori hanno cercato di accelerare i tempi per accaparrarsi il prima possibile le risorse per il caro materiali previste dal fondo opere indifferibili.  E non tutte le stazioni appaltanti hanno a disposizione gli strumenti consentiti a Invitalia per metterci una pezza.

Sarà quindi necessario riflettere attentamente su una possibile revisione delle strategie di gara al fine di non mettere a rischio il raggiungimento delle milestones.

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