Appalti: l’eterno problema della progettazione carente

La delibera dell’Anac 5.11.2025, n. 435 inquadra il problema dei problemi delle PA: la progettazione del tutto carente come base degli affidamenti. Alla quale, nel caso di specie, si affiancano la fretta e l’applicazione distorta delle regole di affidamento, particolarmente acuita nel caso degli accordi quadro, un vero e proprio buco nero di illegittimità diffuse.…

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La delibera dell’Anac 5.11.2025, n. 435 inquadra il problema dei problemi delle PA: la progettazione del tutto carente come base degli affidamenti. Alla quale, nel caso di specie, si affiancano la fretta e l’applicazione distorta delle regole di affidamento, particolarmente acuita nel caso degli accordi quadro, un vero e proprio buco nero di illegittimità diffuse.

Gare con progettazioni carenti sono quanto di peggio si possa disporre. Si vìola un complesso di principi e benefici. In primo luogo, si espone la successiva esecuzione ad una quantità di contenziosi, connessi alla modifica in corso di affidamento delle lavorazioni; oppure, si giunge ad una sorta di contrattazione sul progetto esecutivo, che viene realizzato a due mani tra stazione appaltante ed appaltatore, se non proprio di fatto elaborato da questo o su indicazioni “taylor fit” di questo.

Inoltre, si lede in maniera plateale la concorrenza, perchè l’oggetto del contratto non è immediatamente e nella sua interezza reso conoscibili, ma si definisce e lo si varia a giochi fatti.

Ancora, si mette a rischio la corretta gestione finanziaria, elemento critico tipico degli accordi quadro, visto che le amministrazioni tendono a vederlo come un impegno di massima non solo a progettare e realizzare le prestazioni, ma anche a definire la spesa pubblica connessa.

Se, tuttavia, è vero che spesso sono le prassi a travisare le norme, per altro verso è indubitabile che queste aprono evidentemente spazi di manovra e si espongono a queste applicazioni distorte. Inoltre, si conferma che l’abolizione di controlli preventivi esterni di legittimità ha l’effetto deleterio di portare avanti gestioni fortemente illegittime, che nessun controllo interno – caratterizzato da estrema debolezza e anche dalla sempre maggiore tendenza, negli enti locali, di chi dovrebbe esercitarli, cioè il segretario comunale, ad invadere la sfera della gestione al posto dei dirigenti – riesce a garantire.

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