L’articolo 1, comma 19, del d.l. 198/2022 dispone: “Al fine di garantire la continuita’ nella presa in carico dei beneficiari delle misure attuate dal servizio sociale professionale comunale, e di attuare le finalita’ di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, per il personale con profilo di assistente sociale il termine di cui all’articolo 20, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, e’ prorogato al 31 dicembre 2023”.
Si tratta dell’ennesima proroga, riferita però solo agli assistenti sociali, delle stabilizzazioni, regolate appunto (tra poco saranno passati ben 6 anni!) dalla legge Madia.
L’articolo 20, comma 1, lettera c), del d.lgs 75/2017, dunque, viene novellato in modo che sia possibile stabilizzare gli assistenti sociali che abbiano maturato, al 31 dicembre 2023, alle dipendenze dell’amministrazione di cui alla lettera a) che procede all’assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.
Insomma, a distanza di quasi 6 anni dalla riforma Madia e a distanza di 2 anni dalla legge 178/2020, che coi commi 797 e seguenti, i comuni non sono ancora riusciti a completare le assunzioni e nemmeno le stabilizzazioni degli assistenti sociali.
I servizi sociali, per anni ed anni, sono stati talmente trascurati che si è resa necessaria, per spingere i sindaci a renderli un minimo efficaci, una legge che coprisse quasi per intero la spesa locale finalizzata ad assumere gli assistenti sociali e conseguire il “potenziamento” di tali servizi.
Purtroppo, per rimediare ad un disastro e ad una trascuratezza di anni non basta la legge e non bastano i finanziamenti.
Anche se la spesa per le assunzioni degli assistenti sociali non va calcolata nei tetti alle assunzioni a tempo indeterminato, tra la norma che prevede il possibile potenziamento dei servizi sociali e le concrete assunzioni intercorre quel mare burocratico fatto di Piao, termini, procedure concorsuali, bandi, domande, prove, contratti assunzioni e, soprattutto, programmazione volta davvero ad assumere. Persino uno strumento semplicissimo, come le stabilizzazioni previste dal d.lgs 75/2017 divengono un problema e richiedono proroghe su proroghe dei termini.
Tra le idee che serpeggiano per sostituire il Reddito di Cittadinanza, si vuol puntare proprio sui servizi sociali come soggetti erogatore di sussidi mirati al contrasto alla provertà: un ritorno al Rei, forse con maggiori dotazioni finanziarie.
Ma, la situazione dei servizi sociali comunali resta ancora disastrata, anche a due anni di distanza dall’intervento normativo finalizzato ad un loro potenziamento restato ancora in parte non attuato. Puntare sui servizi sociali per il contrasto alla povertà è certo corretto. Ma, se i comuni non sono capaci di rendersi conto delle priorità vere, contare sull’efficienza di tali servizi e della buona riuscita di programmi sostitutivi del RdC a carico dei comuni è professione di inguaribile ottimismo.
