Il Governo ha approvato il testo della preintesa del Ccnl del comparto Funzioni Locali, che, così, entro novembre potrebbe entrare in vigore.
Molti, ieri, gli interventi sui media per esprimere estrema soddisfazione per il “risultato” ottenuto. Tra questi, il commento del presidente dell’Anci Decaro, che dopo aver sottolineato i punti positivi, rileva: “rimane il grave problema finanziario per i Comuni di dover computare il costo del rinnovo contrattuale nella spesa di personale che incide sulla capacità assunzionale in base alla nuova regola della sostenibilità finanziaria. Come Anci, abbiamo più volte ribadito che occorre una sterilizzazione di tale spesa e ora che il nuovo contratto è ormai in dirittura di arrivo, chiederemo al nuovo Governo di accogliere la nostra proposta. Perché il rischio paradossale è che dovendo pagare i costi del nuovo contratto, a breve, non potremo più assumere nuovo personale”.
Gli alti lai dell’Anci sul costo del Ccnl sono davvero poco comprensibili. Se ne parla come si trattasse di spese impreviste ed imprevedibili, che, invece, sono perfettamente conosciute e giungono non solo con enorme ritardo (sicchè, i trionfalismi per la sottoscrizione nel 2022 di un Ccnnl riferito al triennio 2019-2021 appaiono davvero fuori misura), e comunque nell’ambito di un processo ancora ininterrotto di cessazioni di personale, che mantiene comunque la spesa di personale sotto controllo.
E’ vero che i comuni sono stati interessati da molti tagli e che l’applicazione a regime delle regole del d.lgs 118/2011 stanno irrigidendo i bilanci. Ma, si tratta di regole volte ad indurre i comuni ad intervenire sull’effettiva riscossione delle entrate e ad accantonare risorse realmente utilizzabili per le spese. Cosa che dovrebbe caratterizzare ogni ordinaria, dunque meno che buona, azione amministrativa.
Non risultano, invece, notizie sulla scelta di mettere definitivamente sotto controllo quella ridda di spese (da incarichi per direttori generali o capi di gabinetto, completamente inutili, a contributi e sovvenzioni ad enti ed associazioni nella speranza di espandere consenso, ad iniziative spesso nemmeno di competenza dell’ente locale, a sostegni a manifestazioni e sagre di rilievo solo elettoralistico) che grava sui bilanci, con pochissima utilità per le comunità amministrate.
