Contratto decentrato: il recupero delle somme erogate per la cd contrattazione difforme

Tutte le amministrazioni pubbliche, ivi comprese gli enti locali e le regioni, hanno l’obbligo di dare corso al recupero dai propri dipendenti delle somme che sono state loro illegittimamente erogate a seguito di una clausola nulla del contratto decentrato, fenomeno ribattezzato come “contrattazione collettiva decentrata integrativa difforme”.

Non si può considerare sufficiente a tal fine il recupero che viene effettuato tramite il taglio del fondo per la contrattazione decentrata integrativa, recupero che ha un carattere integrativo.

Sono queste le importanti indicazioni contenute nella recente sentenza della sezione lavoro della Corte di Cassazione n. 24807/2023. Non si può mancare di sottolineare l’importanza di questa indicazione, con particolare riferimento all’effetto derivante dalla effettuazione dei recuperi solamente dal fondo per la contrattazione decentrata, cioè che tali oneri sono posti a carico dei dipendenti in servizio, mentre i beneficiari della illegittimità erano i dipendenti in servizio in precedenza.

LE PREVISIONI LEGISLATIVE

La prima indicazione dettata dalla citata sentenza della Corte di Cassazione è la seguente: “nell’ambito del pubblico impiego privatizzato, la contrattazione integrativa non può riconoscere ai dipendenti un trattamento economico ulteriore che non sia previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, unica abilitata in materia“.

Si deve ricordare che, nel pubblico impiego, non si applica il principio della autonomia della contrattazione decentrata di secondo livello, ma che essa ha un carattere meramente integrativo del CCNL. Dal che ne deriva, come conseguenza, che il contratto nazionale costituisce la fonte di legittimazione della contrattazione decentrata e che essa deve dare puntuale applicazione alle sue prescrizioni. Sono infatti i contratti nazionali a dettare il contenuto, le procedure, i soggetti e l’ambito di applicazione dei contratti collettivi decentrati integrativi, che si devono uniformare a queste prescrizioni, che hanno per essi una natura vincolante ed inderogabile.

La seconda indicazione, peraltro strettamente connessa e per molti versi conseguente alla preminenza del contratto nazionale su quello decentrato, è la seguente: “a integrare la violazione di legge è sufficiente l’assenza di un collegamento tra il riconoscimento del trattamento economico aggiuntivo nella contrattazione decentrata e una coerente previsione nella contrattazione nazionale. Il rispetto dei vincoli finanziari è un ulteriore e autonomo requisito di qualsiasi attribuzione di risorse nell’ambito del pubblico impiego, necessario, ma non sufficiente ad assicurarne la legittimità”. Quindi, la semplice difformità dal contratto nazionale rende illegittimo il contratto decentrato.

Occorre al riguardo aggiungere che il d.lgs. n. 165/2001 stabilisce espressamente la nullità delle clausole dei contratti decentrati in contrasto con quelli nazionali, nonché delle norme degli stessi che esulano dalle materie individuate dal CCNL. Ed inoltre aggiunge che tali clausole “non possono essere applicate”.

Siamo in presenza di una disposizione che è stata interpretata nel senso che la semplice applicazione di una clausola illegittima del contratto decentrato determina la maturazione di responsabilità amministrativa e/o contabile. E che tale responsabilità matura sicuramente in capo al dirigente preposto alla gestione delle risorse umane in quanto soggetto che ha la competenza professionale per capire la violazione del dettato normativo e contrattuale che si concretizza. Mentre, per gli altri dirigenti, ci ha detto l’Avvocatura dello Stato, la maturazione di tale responsabilità deve essere verificata nelle singole fattispecie.

Ricordiamo inoltre la maturazione di responsabilità a carico dei componenti la delegazione trattante di parte pubblica, la estensione ai revisori dei conti e la possibile estensione ai componenti della giunta che hanno autorizzato la sottoscrizione di un contratto decentrato che contiene clausole illegittime.

L’EFFETTUAZIONE DEL RECUPERO

Sono molto nette le indicazioni sul recupero di tali somme: “per quanto riguarda il meccanismo di recupero della spesa indebitamente sostenuta nell’ambito della sessione negoziale successiva, esso pone un obbligo aggiuntivo a carico delle parti della contrattazione collettiva, che non smentisce la nullità della clausola della contrattazione decentrata stipulata in contrasto con il contratto collettivo nazionale e quindi si affianca al diritto-dovere della pubblica amministrazione di non erogare la retribuzione pattuita illegittimamente e di recuperare quanto già erogato in esecuzione della clausola nulla. Del resto, il recupero nell’ambito della sessione negoziale successiva comporta una collettivizzazione del danno che non può che essere ausiliaria e recessiva rispetto al doveroso recupero nei confronti di chi ha individualmente beneficiato della retribuzione indebita”.

Occorre ricordare che su questa materia sono intervenute numerose disposizioni. In primo luogo, si deve ricordare l’articolo 4 del d.l. n. 16/2014, per il quale le amministrazioni devono dare corso al recupero delle somme che hanno erroneamente inserito nei fondi per la contrattazione collettiva decentrata integrativa. Tale recupero va fatto entro lo stesso numero di anni in cui la illegittimità è stata realizzata. Si deve inoltre ricordare l’articolo 40 del d.lgs. n.165/2001, per come modificato dall’articolo 11 del d.lgs. n. 75/2017, per il quale gli enti locali e le regioni possono allungare tale periodo fino ad un massimo di altri 5 anni. Inoltre il recupero non può superare il 25% del totale del fondo per la contrattazione decentrata.

LE INDICAZIONI ULTERIORI

La sentenza afferma inoltre il seguente principio: “la nullità parziale del contratto collettivo integrativo travolge inevitabilmente la corrispondente clausola del contratto individuale di lavoro, con la conseguenza che la pubblica amministrazione ha il diritto e il dovere di non erogare e di recuperare le somme già corrisposte ai lavoratori in forza di quella clausola. Né può trovare applicazione l’articolo 2126, comma 2, codice civile, in quanto la nullità non riguarda il contratto di lavoro bensì proprio e soltanto la clausola di attribuzione del beneficio”.

L’ultima indicazione nella stessa contenuta è la seguente: “il diritto al mantenimento del trattamento economico acquisito non si può estendere alle voci di retribuzione riconosciute ed erogate illegittimamente, perchè ciò contrasterebbe con il già ricordato diritto-dovere della pubblica amministrazione di sospendere le erogazioni illegittime e di ripetere quanto già erogato in violazione di norme imperative”.

Si deve in conclusione ricordare che il recupero dal fondo per la contrattazione decentrata deve essere effettuato nel caso in cui la illegittimità si sia concretizzata nell’inserimento nello stesso di risorse aggiuntive non previste dai contratti nazionali e/o non finanziati dal bilancio dell’ente. Mentre, le erogazioni in modo illegittimo di indennità vanno recuperate a carico dei percettori di tali compensi. Ed in ogni caso, occorre evitare che i due recuperi si sommino tra loro.

Rimane aperta, con una risposta positiva a parere di chi scrive, la possibilità di inserire nei fondi le somme recuperate dai singoli dipendenti percettori di compensi illegittimi. Una risposta negativa determinerebbe infatti la mancata utilizzazione delle risorse previste dai fondi per la contrattazione collettiva decentrata integrativa.

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