Gite scolastiche: per consentire alle scuole di gestire gli appalti non resta che aggirare le norme sulla qualificazione

Come sempre, in Italia, per risolvere i problemi posti dalla normativa, e soprattutto apparire aziendalisti manageriali che gettano il cuore oltre l’ostacolo e mirano al “risultato”, le norme bisogna violarle o inventarle, il che è poi lo stesso. Il codice dei contratti, su spinta proprio dell’Anac proveniente da discutibilissime teorie astratte, già nel 2016 introdusse…

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Come sempre, in Italia, per risolvere i problemi posti dalla normativa, e soprattutto apparire aziendalisti manageriali che gettano il cuore oltre l’ostacolo e mirano al “risultato”, le norme bisogna violarle o inventarle, il che è poi lo stesso.

Il codice dei contratti, su spinta proprio dell’Anac proveniente da discutibilissime teorie astratte, già nel 2016 introdusse il concetto della “qualificazione” delle stazioni appaltanti?

Era evidentissimo a chiunque non ragionasse per preconcetti o in base a tesi di organizzazione prodotte in laboratori collocati nel roof di torri d’avorio, che tale qualificazione era solo una complicazione spaventosa.

Vera l’opportunità di far sì che gli appalti siano gestiti da enti dotati della necessaria forza e competenza. Ma, come sempre, invece di agire in modo da permettere agli enti di acquisire queste competenze e rafforzarsi (cosa ovviamente impossibile se le assunzioni si sbloccano solo a parole, come avviene da anni), oppure di utilizzare strumenti volontari di convenzionamento, o ancora di assumersi la responsabilità di agire comunque in modo autonomo, si introducono vincoli, obblighi, strettoie. Come appunto la qualificazione.

Peccato che quando si pensa, appunto, a questi strumenti teoricamente ineccepibili e bellissimi dall’interno di un laboratorio di pensiero, senza aver, però, contatti con la realtà, si producono conseguenze senza alcun senso.

Come avvenuto per le scuole, che certamente enti dotati di competenze, conoscenze e capacità operative specifiche e necessarie per gestire appalti non lo sono di sicuro.

Nessuno aveva pensato, però, che le scuole sono a loro volta committenti che possono muovere servizi di importi superiori ai 140.000 euro, come per il caso delle gite scolastiche: tra servizi di trasporto, logistica, alberghieri e di ristorazione, considerando la numerosità delle classi, a superare la soglia per gli affidamenti diretti e disporre della qualificazione si sta davvero poco.

Ma, le scuole non dispongono nemmeno lontanamente dell’organizzazione interna e delle figure per qualificarsi?

Che fare, allora? Ecco l’invenzione. L’Anac, in evidentissima carenza di potere per poter disporre una qualificazione con riserva, visto che i termini di tale genere di qualificazione sono scaduti 6 mesi fa, e anche in assenza di qualsiasi norma codicistica che le attribuisca competenza e potere di stabilire che le scuole possano considerarsi qualificate “con riserva”, adotta un provvedimento, una nota inviata al Ministero dell’istruzione (quindi, nemmeno uno dei tipici provvedimenti autoriativi di sua compatenza) per rimediare agli sconquassi del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti, enunciando, senza nessuna base giuridica, la qualifica con riserva delle scuole.

Missione compiuta: le scuole potranno attivare le gite. Il prezzo? La violazione plateale del principio di legalità, delle regole di competenza, del codice. E la dimostrazione che le regole, quando sono assurde, secondo il vecchio e conosciuto motto, si “interpretano”, ad usum delphini e con sprezzo di logica e rispetto dell’ordinamento, o per gli amici, o quando ci si rende conto che l’unico sistema per rimediare a norme prive di concreta utilità è produrre qualche toppa, qualche provvedimento oggettivamente privo di valore giuridico, ma che possa però dare l’illusione formale della regolarità dell’agire.

Alla fine, si scopre sempre che “semplificare” o seguire “il buon senso” coincide col disapplicare, ma meglio dire violare, le norme.

Si consenta: violare le norme e, dunque, agire abbastanza come meglio si creda, è cosa troppo semplice e troppo facile. Moltissime amministrazioni gradirebbero poter avere la qualificazione con riserva o anche la letterina con la quale le si autorizza a non applicare le tante pastoie previste dal codice.

Forse, sarebbe il caso di ripensare davvero i contenuti di un codice pesante, mal concepito, peggio formulato, che continua a produrre eterogenesi dei fini e alimenta un contenzioso infinito, oltre ad indurre all’invenzione-violazione delle norme, per consentire di sopravvivere.

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