Incremento dei salari degli enti locali: giusto l’obiettivo, sbagliata la strada intrapresa

Per il comparto Funzioni locali l’obiettivo del “riequilbrio” del trattamento economico con quello degli altri comparti pare debba passare attraverso un emendamento alla legge di conversione del d.l. 25/2025 che consenta un incremento – sembrerebbe una tantum – delle risorse decentrate, solo per gli enti contabilmente “virtuosi”. L’idea, esposta in termini generali da Palazzo Vidoni…

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Per il comparto Funzioni locali l’obiettivo del “riequilbrio” del trattamento economico con quello degli altri comparti pare debba passare attraverso un emendamento alla legge di conversione del d.l. 25/2025 che consenta un incremento – sembrerebbe una tantum – delle risorse decentrate, solo per gli enti contabilmente “virtuosi”.

L’idea, esposta in termini generali da Palazzo Vidoni al Parlamento, è quella di aumentare la spesa del personale sostenuta nel 2023 di una percentuale da destinare alla componente stabile delle risorse decentrate ed al fondo di bilancio che finanzia gli incarichi di Elevata Qualificazione.

Si tratta di un mezzo passo in avanti. Vero è che occorre prestare attenzione spasmodica alle finanze pubbliche e in apparenza anche connettere gli incrementi retributivi alla virtuosità dei bilanci è un criterio molto appariscente e astrattamente condivisibile.

Ma, allora, poichè lo Stato ha un debito pubblico immenso e la responsabilità principale di esso incombe ovviamente sugli organi statali, ministeri in primis, non si capisce perchè le retribuzioni del comparto Funzioni centrali siano fortemente maggiori di quelle del comparto Funzioni locali. Nè si comprende la ragione per la quale il d.l. 190/2025 ha destinato alla Presidenza del consiglio quei 190 milioni di maggiori spese per incrementare i trattamenti economici che hanno fatto salire su tutte le furie regioni ed enti locali.

L’obiettivo dichiarato dell’emendamento alla legge di conversione del d.l. 25/2025 è quello di riequilibrare – finalmente – il trattamento economico di regioni ed enti locali con quello degli altri, provando anche in tal modo a scongiurare la “fuga” continua dei dipendenti di questi enti.

Se il riequilibrio riguarda il comparto, non dovrebbe, però, essere limitato da condizioni specifiche dell’ente. O, meglio dire: il metodo corretto per riequilibrare i trattamenti economici c’è ed è quello indicato dall’articolo 23, comma 1, del d.lgs 75/2017, cioè deve essere la contrattazione collettiva nazionale di lavoro a modificare radicalmente le retribuzioni adeguando quelle del comparto Funzioni locali agli altri, astrattamente per tutti i dipendenti di ogni regione ed ogni ente locale.

Poi, dovrebbero essere gli strumenti contrattuali generali e normativi e una rete davvero funzionante di controlli (non quelli, fallimentari, degli inutili organi di revisione) a vigilare sulla possibilità concreta che gli enti attuino le misure disposte dalla contrattazione nazionale, impedendo o limitando la spesa per gli enti non in equilibrio finanziario. Ma, il riequlibrio del trattamento fondamentale non può essere selettivo

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