Comuni, anche di rilevanti dimensioni e quindi non presi dalla carenza di tempo, organizzazione e personale, non hanno ancora chiaro cosa significhi rispettare le regole di concorrenza disposte dal codice dei contratti e dalle direttive europee.
L’affidamento del servizio di ristorazione scolastica di cui si è occupata l’Anac con la delibera n.27 del 25 gennaio 2023:
- è stato effettuato in via diretta, ma con procedura negoziata senza bando: un bel modo per confondere le acque ed incorrere nel più classico dei vizi di legittimità per eccesso di potere dovuto a sviamento dei fini e degli strumenti:
- dà corso ad un sostanziale rinnovo, sotto le mentite spoglie di una procedura non procedura, perchè solo il gestore uscente è stato coinvolto;
- nemmeno ha preso in considerazione la circostanza che se nel sottosoglia la normativa impone la rotazione come strumento di garanzia della concorrenza in un ambito, il sottosoglia appunto, nel quale gli affidamenti diretti o comunque mediante procedure non aperte alla concorrenza, tanto a maggior ragione nel sopra soglia le tutele della concorrenza sono profonde e maggiori, anche al solo scopo di garantire l’interesse alla transnazionalità;
- la ripetizione dei servizi analoghi è possibile esclusivamente se prevista negli atti originali di gara;
- la procedura negoziata senza pubblicazione del bando nel sopra soglia è ammessa solo al ricorrere dei tassativi casi previsti.
La realtà è che si è sempre all’anno zero. Le PA non accettano che esistono regole, per altro imposte dalla Ue, di natura concorrenziale, per gli appalti.
Si brandisce l’arma della critica alla “burocrazia”, alla “cultura giuridica”, alle troppe “regole”, alla necessità di “fare presto”, per immaginare l’esistenza di poteri o prerogative di svincolo dalle norme.
Un modo anarcoide di intendere l’ordinamento, nascosto dietro la “volontà politica” o un “efficientismo” aziendale o di taglio “economista”, che produce solo violazioni di norme ed inefficienze ben maggiori della “burocrazia”.
Un riaffidamento senza gara di un appalto da milioni di euro lede la concorrenza e si configura di per sè ad elevatissimo rischio di violazione di ogni regola di contrasto al conflitto di interessi ed alla corruzione: ricordando che nella disciplina della legge 190/2012 la “corruzione” è anche solo potenziale. E in un affidamento senza gara, che chiama in causa nuovamente il precedente affidatari, la potenzialità della violazione delle regole anticorruzione è in re ipsa, al di là di ogni altra plateale violazione di norme.
In ultimo: la configurazione dell’appalto del servizio di ristorazione delle scuole come “concessione” evidenzia quanto ancora non risulti chiaro che le concessioni sono ammesse solo in presenza di un rischio operativo connesso alle condizioni di mercato, che nel caso delle mense è totalmente inesistente. E’ il comune che remunera integralmente l’operatore economico.
Eppure, il fenomeno della continua ricerca di aggirare, che poi significa violare, le norme sugli appalti e non solo è estesissimo e l’assenza di strumenti di controllo preventivo, salvo limitati casi fortuiti di intervento come quello in commento, non aiuta ad arginarli.
Gli organi di governo continuano ad ingerirsi nella gestione, senza che l’apparato dei dirigenti possa arginarli, indebolito dallo spoil system di segretari comunali troppo condizionati dalla possibilità di non vedersi riconfermati, da un lato, e molto allettabili con i compensi per l’inutile funzione di direttore generale, dall’altro, da innesti di troppi dirigenti a contratto selezionati per fare da longa manus politica, da una dirigenza anche di ruolo spesso debole e comunque condizionabile dalla volatilità degli incarichi. Si attivano, quindi, scelte operative e gestionali insensate. Che, poi, in casi come questo, conducono esattamente all’eterogenesi dei fini. Quell’ente, preso dalla smania di fare presto, di derogare alle norme, di apparire efficiente e manageriale, di dare rilievo alla “volontà politica” ora si ritrova a dover ricominciare tutto da capo. E’ efficienza, questa?
