La proroga tecnica reiterata e in assenza dei presupposti necessari è un vizio di lunghissima data, nel quale incorrono moltissime amministrazioni.
La delibera dell’Anac 150/2025 trae spunto da una delle tante, troppe, vicende di reiterazione delle proroghe e si risolve in una reprimenda fondata e condivisibile.
I fatti sono chiari, anche se non da tutti graditi e condivisi: i Rup e i tecnici non accettano facilmente, per mentalità e formazione, di attenersi alle regole amministrative, ritenute inutilmente “burocratiche”.
Ciò causa un atteggiamento propenso all’utilizzo di qualsiasi forma, ammantata dalla parola “semplificazione”, che permetta di ridurre all’osso le “carte”: da qui la tendenza ad affidamenti diretti senza nemmeno una programmazione economica a monte e con una progettazione inesistente e demandata all’appaltatore, oppure il diluvio di proroghe e rinnovi, gestioni per le quali si può fare a meno di progettare e svolgere gare.
Non è questo l’atteggiamento corretto, lavorando nella PA. Potrà apparire pesante, burocratico e complicato. Ma, la strada per applicare nella PA logiche semplificatorie che si presuppone siano proprie del “privato” (ma, a ben vedere, il “privato” non agisce per nulla alla cieca e in modo semplicistico e banale) non è quella di forzare le norme e, spesso violarle: è compiere una scelta e passare a lavorare per il privato.
