Le novità sul trattamento economico

Tutte le amministrazioni locali e regionali possono dare corso, con oneri a proprio carico, alla anticipazione nel prossimo mese di dicembre di una parte dei miglioramenti del trattamento economico fondamentale che saranno concessi dal contratto del triennio 2022/2024. Regioni, enti locali, ASL, camere di commercio possono effettuare tale scelta in modo discrezionale; le amministrazioni statali hanno un vincolo in questa direzione ed avranno degli specifici finanziamenti.

Tutte le amministrazioni pubbliche dovranno prevedere nei bilanci preventivi del 2024 e degli anni successivi il finanziamento dei maggiori oneri che saranno determinati da tale rinnovo nella misura del 6%. 

LE SCELTE POLITICHE
Rapida conclusione dei contratti del triennio 2019/2021, avvio entro gennaio delle trattative per i rinnovi contrattuali del triennio 2022/2024, aumenti significativi del trattamento economico ed anticipo di una parte degli stessi: sono queste le opzioni di maggiore rilievo per il pubblico impiego assunte dal Ministro per la PA Paolo Zangrillo. 

Per i contratti collettivi nazionali di lavoro del triennio 2019-2021 rimane da chiudere il contratto dei dirigenti Istruzione e ricerca e “si sta chiudendo la trattativa per il rinnovo dei dirigenti degli Enti locali”.

Nella manovra finanziaria per il finanziamento dei maggiori oneri derivanti dai prossimi rinnovi del contratto nazionale dei dipendenti dello Stato sono stanziati circa 7,3 miliardi di euro, di cui 5 per i comparti delle funzioni centrali e scuola nonché per il comparto sicurezza-difesa, e 2,3 miliardi per la sanità ai quali si aggiungono 700 milioni per la detassazione degli straordinari e la riduzione delle liste di attesa. Aumenti la cui misura si può stimare intorno al 6% rispetto al poco meno del 4% della tornata contrattuale precedente. Ed ancora, anticipo di 2 miliardi a quest’anno rispetto al 2024 per portare nelle buste paga entro dicembre una parte degli aumenti.

Il Ministro ha assunto infine l’impegno “di dare avvio alla nuova tornata contrattuale, per la quale è in via di definizione l’atto di indirizzo, già a partire da gennaio e cercando di dare precedenza al comparto sicurezza e difesa, alla sanità e agli Enti territoriali”, quindi con una conclusione che dovrebbe arrivare nella prima parte del prossimo anno, cioè ancora entro l’arco temporale di applicazione del contratto nazionale. 

IL FINANZIAMENTO DEI MAGGIORI COSTI DEI RINNOVI CONTRATTUALI 

Sulla base delle previsioni dettate dalla proposta di legge di bilancio del 2024 l’onere aggiuntivo che le amministrazioni dovranno stanziare nei propri bilanci per dare corso al finanziamento degli aumenti che saranno disposti dai rinnovi contrattuali deve essere quantificato nel 6% del monte salari dell’anno 2021, cifra che le amministrazioni devono di conseguenza inserire in aumento nei propri bilanci preventivi. 

All’interno di tali oneri vanno compresi gli anticipi che gli enti possono corrispondere nel mese di dicembre 2023 sulla base delle previsioni dettate dall’articolo 3 del d.l. n. 145/2023 e di cui abbiamo prima detto. Si deve inoltre considerare che questa cifra è comprensiva degli oneri riflessi e dell’Irap per la quota a carico delle singole amministrazioni.

L’ANTICIPAZIONE DEGLI AUMENTI CONTRATTUALI

Gli enti locali, le regioni e tutte le amministrazioni pubbliche non statali possono corrispondere un anticipo degli aumenti del trattamento economico fondamentale che saranno riconosciuti con i rinnovi contrattuali del triennio 2022/2024. In questa direzione vanno le previsioni dettate dall’articolo 3 del d.l. n. 145/2023, “Misure urgenti in materia economica e fiscale, in favore degli enti territoriali, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”. 

Ricordiamo che il testo è all’esame del Senato in prima lettura e deve essere convertito in legge entro il 17 dicembre. 

La corresponsione degli aumenti è obbligatoria per le amministrazioni statali, a favore delle quali sono stanziati 2.000 milioni di euro per l’anno 2023. 

Occorre chiarire se questo aumento deve essere corrisposto nella misura piena prima indicata per coloro che sono stati assunti nel corso dell’anno o, per essi, deve essere rapportato al periodo di tempo in cui sono stati in servizio. Occorre inoltre definire se questa possibilità, così come sembra dal dettato normativo, può essere erogata solamente nel mese di dicembre o, invece, se essa potrà essere erogata anche nei primi mesi dell’anno 2024.

Questi compensi dovranno essere calcolati facendo riferimento alla misura della attuale indennità di vacanza contrattuale che è erogata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche: si dispone l’aumento nel mese di dicembre 2023 dell’emolumento di cui all’articolo 1, comma 609, secondo periodo, della legge n. 234/2021, “a valere sul 2024, di un importo pari a 6,7 volte il relativo valore annuale attualmente erogato, salvi eventuali successivi conguagli”.

Occorre evidenziare subito che solamente il “personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato è individuato come destinatario del beneficio: per cui tutti i dipendenti assunti con contratto flessibile sono al di fuori dell’ambito di applicazione della disposizione.

Occorre prendere come punto di riferimento le tabelle predisposte dalla Ragioneria Generale dello Stato: si ricorda che la misura degli aumenti è differenziata sulla base delle posizioni di progressione economica in godimento.

Gli enti locali devono provvedere con oneri a carico dei propri bilanci; il che impone loro di dare corso alla variazione del bilancio preventivo 2023, variazione che può essere adottata entro il prossimo mese di novembre se si vuole dare corso alla applicazione di questa disposizione.

Per espressa previsione legislativa viene infine previsto che questi incrementi non producono effetti sul beneficio di cui al comma 281 della legge 197/2022, cioè sull’esonero per il 2023 “sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore .. nella misura del 2% .. incrementato di un ulteriore punto percentuale, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 1.923 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima mensilità”.

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