L’interminabile cantiere delle modifiche al codice dei contratti

Il d.lgs 36/2023 è l’ennesimo tentativo fallito di stabilizzare in modo coerente la materia delicatissima degli appalti pubblici. Presentato come un “codice” e, quindi, dotato dell’aura di coerenza, coordinamento e fissità tendenziale nel tempo della raccolta di norme ivi contenuta, nei nemmeno 3 anni dall’approvazione (e ancor meno dalla tormentata vigenza) il codice dei contratti…

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Il d.lgs 36/2023 è l’ennesimo tentativo fallito di stabilizzare in modo coerente la materia delicatissima degli appalti pubblici.

Presentato come un “codice” e, quindi, dotato dell’aura di coerenza, coordinamento e fissità tendenziale nel tempo della raccolta di norme ivi contenuta, nei nemmeno 3 anni dall’approvazione (e ancor meno dalla tormentata vigenza) il codice dei contratti invece si conferma un’ennesima recita “a soggetto”, nel rispetto della sciagurata e fin troppo ampia abitudine del legislatore di provare in fretta e furia a disciplinare una materia, salvo intervenire continuamente a correggerla.

Secondo Normattiva, sono sin qui ben 17 le correzioni, di portata più o meno ampia, apportate al testo del codice:

Progr.data pubblicazioneaggiornamenti all’atto
110/05/2023Il DECRETO-LEGGE 10 maggio 2023, n. 51 (in G.U. 10/05/2023, n.108) convertito con modificazioni dalla L. 3 luglio 2023, n. 87 (in G.U. 05/07/2023, n. 155) 
229/05/2023Il DECRETO-LEGGE 29 maggio 2023, n. 57 (in G.U. 29/05/2023, n.124)
305/07/2023La LEGGE 3 luglio 2023, n. 87 (in G.U. 05/07/2023, n.155)
419/09/2023Il DECRETO-LEGGE 19 settembre 2023, n. 124 (in G.U. 19/09/2023, n.219)
529/09/2023Il DECRETO-LEGGE 29 settembre 2023, n. 132 (in G.U. 29/09/2023, n.228) convertito con modificazioni dalla L. 27 novembre 2023, n. 170 (in G.U. 28/11/2023, n. 278) 
628/11/2023La LEGGE 27 novembre 2023, n. 170 (in G.U. 28/11/2023, n.278)
702/03/2024Il DL 2 mar 2024, n. 19 (in G.U. 2/3/2024, n.52)
827/12/2024Il DL 27 dicembre 2024, n. 201 (in G.U. 27/12/2024, n.302)
931/12/2024Il DECRETO LEGISLATIVO 31 dicembre 2024, n. 209 (in SO n.45, relativo alla G.U. 31/12/2024, n.305)

10

14/03/2025
Il DECRETO-LEGGE 14 marzo 2025, n. 25 (in G.U. 14/03/2025, n.61)

11

01/04/2025
La LEGGE 18 marzo 2025, n. 40 (in G.U. 01/04/2025, n.76)

12

04/04/2025
La LEGGE 4 aprile 2025, n. 42 (in G.U. 04/04/2025, n.79)
1313/05/2025La LEGGE 9 maggio 2025, n. 69 (in SO n.16, relativo alla G.U. 13/05/2025, n.109)
1421/05/2025Il DECRETO-LEGGE 21 maggio 2025, n. 73 (in G.U. 21/05/2025, n.116)
1519/07/2025La LEGGE 18 luglio 2025, n. 105 (in G.U. 19/07/2025, n.166)
1609/09/2025Il DECRETO-LEGGE 9 settembre 2025, n. 127 (in G.U. 09/09/2025, n.209) convertito, con modificazioni, dalla L. 30 ottobre 2025, n. 164 (in G.U. 05/11/2025, n. 257) 
1705/11/2025La LEGGE 30 ottobre 2025, n. 164 (in G.U. 05/11/2025, n.257)

E’ normale e giusto che le norme, anche i codici, si aggiornino all’evoluzione della società e dell’ordinamento. Ma, una quantità di novellazioni e modifiche così ravvicinata e pervasiva convince che il d.lgs 36/2023 è ancora una volta il frutto di un processo normativo in piena decadenza.

Il bene generale della stabilità e della certezza del diritto è ovviamente compromesso in misura direttamente proporzionale alla quantità di correzioni e modifiche apportate alle norme.

Nel campo degli appalti pubblici, poi, questa abitudine ormai decennale si rivela particolarmente dannosa.

Non si deve dimenticare che la PA nel suo complesso costituisce il principale committente, il soggetto che muove il maggior valore ed il maggior numero di appalti, con una spesa di circa 140 miliardi annui.

Si tratta di una leva decisiva del pil (del quale rappresenta circa il 10%), perchè muove verso le imprese una quantità rilevantissima di risorse, investite nelle attività di queste, ma anche in innovazione e ricerca.

L’instabilità eccessiva delle regole di ingaggio degli appaltatori lede con estrema chiarezza l’economia.

Le troppe e continue novelle portano con sè quasi sempre la conseguenza della crescita a dismisura del contenzioso, anche per l’assenza di regole chiare poste a disciplinare i rapporti tra la pregressa normativa e quella subentrante. Ma, soprattutto, non consentono alle imprese di pianificare con efficacia le proprie attività ed i rapporti con la PA, in continua evoluzione-involuzione.

Anche per le stesse amministrazioni il continuo giro di walzer normativo implica inefficienze e problemi costanti: la rincorsa agli aggiornamenti, agli adeguamenti, al bando tipo che cambia ogni tre mesi, alla nuova clausola di dettaglio, rendono il tutto una disperata corsa ad ostacoli.

In più, proliferano e complicano ulteriormente il quadro i troppi “parerifici”, dall’Anac al Mit, prontissimi a dire la propria, spesso in modo convulso e contraddittorio, su ogni aspetto del codice. Per non parlare degli esiti incoerenti ed imprevedibili delle vertenze.

Il codice di certo non era nato sotto i migliori auspici. L’intento di supposta semplificazione della sua lettura che ha prodotto i tanti, troppi, allegati, lo rende più che un codice un assemblaggio complesso e malriuscito di disposizioni che risulta davvero difficile coordinare e tenere insieme. L’effetto delle continue modifiche aggrava ulteriormente il tutto.

Ma, l’aspetto forse più sconfortante consiste nella consapevolezza che la disciplina degli appalti si presta perfettamente ad una codicistica semplice e stabile nel tempo: basterebbe, infatti, limitarsi a pochi adattamenti delle direttive europee, evitando il gold plating, che per la verità è anche vietato.

Invece, tanto maggiori e continue sono le modifiche, tanto più i contenuti del codice si allontanano dal modello UE e divengono oscuri, opachi, poco comprensibili e spesso poco attuabili.

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