Lo strano caso delle verifiche fiscali sugli stipendi

Dallo scorso 1° gennaio è in vigore l’obbligo introdotto dal comma 84 della l 207/2024, di attivare la verifica di regolarità fiscale ex art. 48-bis del dpr 602/1973 in caso di pagamento di stipendi, salari o qualsiasi altra indennità relativa al rapporto di lavoro di importo (netto) superiore a 2.500 euro. Di fatto, il legislatore…

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Dallo scorso 1° gennaio è in vigore l’obbligo introdotto dal comma 84 della l 207/2024, di attivare la verifica di regolarità fiscale ex art. 48-bis del dpr 602/1973 in caso di pagamento di stipendi, salari o qualsiasi altra indennità relativa al rapporto di lavoro di importo (netto) superiore a 2.500 euro.

Di fatto, il legislatore ha dimezzato, “Limitatamente alle somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento” la soglia che il comma 1 dell’art. 48-bis fissa a 5.000 euro per tutti gli altri pagamenti.

Come detto, non si tratta di un fulmine a ciel sereno, visto che la modifica è dello scorso anno. Ma in questi 12 mesi ben pochi enti si sono preoccupati di attrezzarsi per far fronte del prevedibile maggior carico di complessità, visto che la nuova soglia include anche chi percepisce emolumenti mediamente più bassi di quelli spettanti ai dirigenti. E neppure la Ragioneria generale dello Stato ha trovato il tempo di fornire istruzioni per scogliere i dubbi posti dalla disciplina in commento.

Probabilmente tutti gli attori speravano nella solita proroga, che probabilmente è stata anche disposta ma in modo tecnicamente scorretto. Infatti, il dlgs 33/2025 (ossia il nuovo testo unico in materia di versamenti e riscossioni) ha abrogato il dpr 602/1973, ma con effetto che è stato differito dal 2025 al 2027. Dal prossimo anno, quindi, dovrebbe entrare in vigore l’art. 144, comma 2, del dlgs 33/2025, del tutto sovrapponibile all’art. 48-bis del dpr 602/1073.

Pertanto, la modifica introdotta dal comma 84 della l 207/2024 è pienamente efficace fin da subito, con buona pace di chi pensava il contrario. Sempre che, naturalmente, il decreto milleproroghe attualmente all’esame del Parlamento non intervenga per correggere il pasticcio.

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