di V. Rizzo
A voler essere benevoli è dal 31 marzo dello scorso anno che ANAC sapeva. Dalla data di pubblicazione del nuovo Codice dei contratti pubblici nel quale aveva ricevuto un preciso indirizzo e precisi compiti, su tutti la responsabilità dell’intero ciclo digitale degli appalti, garantendo l’interoperabilità di tutti i servizi connessi con la BDCP, la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (art. 23). Sapeva di avere 9 mesi di tempo per arrivare all’appuntamento del 1 gennaio assicurando a tutte le Pubbliche Amministrazione la piena fruibilità dei servizi legati alla gestione del ciclo di vita digitale dei contratti pubblici.
Tra questi, come precisa l’art.83 del nuovo Codice, ANAC sapeva della necessità di assicurare che il Codice Identificativo della Gara (CIG) venisse “acquisito attraverso la Banca dati nazionale dei contratti pubblici”, sapeva della necessità di rendere di rendere interoperabili con la BDCP tutti i sistemi di e-procurement certificati da AgID. Non è andata così.
Non ci sono alibi che reggano, e non si giustificano sul punto “passi indietro” sulla digitalizzazione sebbene richiesti da chi, in particolare i Comuni, subiscono l’inadeguatezza degli strumenti messi a disposizione da ANAC e indicazioni operative inapplicabili, fornite proprio dalla stessa e rese inattuabili dai ritardi derivanti dall’Autorità.
Per il ricorso obbligatorio ai soggetti qualificati permangono difficoltà operative nella trasposizione sulla piattaforma digitale delle informazioni amministrative proprie della procedura di gara, tra Stazione Appaltante, Centrale di Committenza, RUP, RdP… In nove mesi le implementazioni informatiche sulla procedura informatica dovevano essere già “collaudate”
Ma Soprattutto sui micro-acquisti ANAC ha mostrato tutta l’assenza di governance dei processi.
Il problema non è creare una “zona franca” dai CIG ma farlo passare come una necessità dettata dalla inefficienza dei Comuni. Non è così, se inefficienza si ravvisa, e si ravvisa, non è nei fruitori ma nel soggetto deputato a garantire la tracciabilità e la trasparenza dei processi che ha perso tempo e non ha sviluppato in 9 mesi le necessarie procedure informatiche.
Prendiamo atto dunque che, come illustra l’Autorità nel comunicato del 10 gennaio “allo scopo di consentire lo svolgimento delle ordinarie attività di approvvigionamento in coerenza con gli obiettivi della digitalizzazione, l’utilizzo dell’interfaccia web messa a disposizione dalla piattaforma contratti pubblici – PCP dell’Autorità, raggiungibile al link https://www.anticorruzione.it/-/piattaforma-contrattipubblici, sarà disponibile anche per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro fino al 30 settembre 2024”.
Una proroga di 9 mesi che ANAC dà a sé stessa per aver saltato la scadenza fissata…
