Nuovo codice dei contratti. Testo più asciutto significa maggiore trasparenza?

In molti esaltano la circostanza che la bozza del nuovo codice dei contratti sia più “ristretta” di quello vigente, perchè contiene un numero di parole inferiore del 30%, a quasi parità di numero di articoli. Ridurre le parole non significa chiarezza. Le Pizie e le Sibille erano imperscrutabili, con i loro ermetici responsi: ibis et…

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In molti esaltano la circostanza che la bozza del nuovo codice dei contratti sia più “ristretta” di quello vigente, perchè contiene un numero di parole inferiore del 30%, a quasi parità di numero di articoli.

Ridurre le parole non significa chiarezza. Le Pizie e le Sibille erano imperscrutabili, con i loro ermetici responsi: ibis et redibis non morieris in bello.

Trasparenza e semplificazione non sono ovviamente a misura della quantità di parole, bensì della logica e della geometria delle norme.

Ridurre, per esempio, i livelli di progettazione da 3 a 2, come si prevede, può essere davvero una semplificazione a condizione, però, che non ne risentano completezza e dettaglio.

Mettere a regime gli schemi “semplificati” delle procedure in deroga previste dal d.l. 76/2020 potrebbe non essere per nulla una semplificazione, visto che quelle procedure in deroga tutto hanno consentito, salvo che facilitare comprensione ed applicazione del testo normativo.

L’analisi del dettaglio e la pratica consentiranno di capire i veri effetti della norma. Che, se approvata, avrà certamente il pregio di mettere in soffitta Linee Guida, soft law e cascami di un modo pseudo-managerial-impreditoriale del tutto inventato e in vitro di intendere norme, regole, procedure, fini ed obiettivi.

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