Il prospetto informativo dei disabili non serve assolutamente a nulla.
Ha il solo scopo di permettere alle imprese di dichiarare le scoperture della quota d’obbligo di disabili da coprire.Tuttavia, il documento non dà nessuna idea di se, come e quando tali scoperture saranno rimediate con gli strumenti previsti dalla legge 68/1999 (assunzioni, esoneri, computi, convenzioni di vario tipo, compensazioni territoriali o infragruppo).
Semplicemente, il prospetto è un’autodenuncia, con la quale le imprese evidenziano di avere delle scoperture.
A queste conclusioni giunge, come inevitabile, anche il Mit, col parere 3739/2025.
Ovviamente, trattandosi appunto di una dichiarazione integralmente formata e proveniente dalle aziende non dà nessuna certezza della correttezza dei dati, nè della stessa geografia delle imprese in obbligo, posto che non è affatto scontato che tutte le imprese obbligate effettivamente presentino i prospetti informativi: non è del tutto infrequente la circostanza che gli ispettorati del lavoro scoprano ex post la mancata produzione dei prospetti.I “servizi competenti”, che dopo la sciagurata riforma Delrio sono individuabili in regioni, enti regionali e province, sulla base dei prospetti avviano una complessa e lunga procedura, con la quale attivare le imprese nell’effettivo rispetto degli obblighi.Il rispetto della legge 68/1999, dunque, si presenta come un fattore di flusso e dinamico, rispetto al quale il prospetto informativo, che fotografa la situazione aziendale al 31 dicembre dell’anno precedente, ha un valore del tutto orientativo. E’ perfettamente comprensibile, infatti, che nel corso dell’anno possono verificarsi decine di variazioni all’assetto delle aziende, come nuove assunzioni o cessazioni, acquisizioni di altre aziende, successione in contratti con rilevazione dei dipendenti del precedente appaltatore, e molte altre, tali da modificare radicalmente la situazione dell’obbligo cristallizzata al 31 dicembre.Infatti, il prospetto informativo non assume nessun valore ai fini della verifica del rispetto delle disposizioni delle norme per la tutela delle assunzioni dei disabili. Le stazioni appaltanti sono costrette sempre a chiedere ai servizi competenti se una certa azienda, ad una specifica data (quella della dichiarazione sostitutiva inserita nella documentazione di gara o negoziazione con la quale dichiarino di essere in regola con le norme sull’assunzione dei disabili) abbia dichiarato il vero. E le verifiche da compiere non sono per nulla semplici ed immediate.Gli operatori economici lamentano spesso che occorra del tempo, talora non congruente con le esigenze di speditezza degli appalti. Ma, a parte la circostanza che i metodi per adempiere sono moltissimi ed occorre verificare che quelli eventualmente adottati in passato siano ancora efficaci, si pone poi il problema delle aziende cosiddette plurilocalizzate, che debbono rispettare quote d’obbligo in ciascuna delle province in cui hanno sedi operative: quindi, per verificare che alla fine sia rispettata la quota nazionale occorre una procedura che definire defatigante è poco, volta a chiedere ad ogni servizio competente la situazione della specifica sede provinciale.Una Babele, che sarebbe da rimediare proprio eliminando per sempre la logica antiquata del prospetto informativo, buono per un’epoca non digitalizzata, ove si andava avanti a tentoni col cartaceo.Basterebbe creare un sistema nazionale univoco gestionale del libro unico delle aziende, nel quale evidenziare dinamicamente l’eventuale sussistenza delle quote d’obbligo, accessibile in ogni momento da ispettorato del lavoro e servizi competenti, per poter dare risposte quasi in tempo reale alle richieste delle stazioni appaltanti di verificare l’adempimento alla legge 68/1999. L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare non poco.Invece, si sta ancora fermi al prospetto informativo, la cui inutilità è per altro inversamente proporzionale alla complicazione estrema della sua redazione.
