Dal 2026 (quindi a regime) i comuni potranno approvare i piani finanziari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, le tariffe e i regolamenti della TARI e della tariffa corrispettiva entro il termine del 31 luglio.
Lo prevede il comma 677 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2015), intervenendo nuovamente su un tema già più volte interessato da correttivi che però finora non hanno risolo granché.
La norma modifica l’art. 3, comma 5-quinquies, del dl 228/2021, allungando ulteriormente (dal 30 aprile a fine luglio) la scadenza entro la quale i comuni devono licenziare i pef, fissare le tariffe e adeguare i regolamenti.
Si tratta di una novità molto attesa, vista la difficoltà di rispettare l’attuale scadenza, che pure era stata già differita rispetto a quella originaria del 31 dicembre dell’anno precedente.
Si conferma che, nell’ipotesi in cui il termine per la deliberazione del bilancio di previsione sia prorogato a una data successiva al 31 luglio, il termine per l’approvazione degli coincide con quello per la deliberazione del bilancio di previsione. In caso di approvazione o di modifica dei provvedimenti relativi alla TARI o alla tariffa corrispettiva in data successiva all’approvazione del proprio bilancio di previsione, il comune provvede ad effettuare le conseguenti modifiche in occasione della prima variazione utile, che a questo punto potrebbe opportunamente essere quella di assestamento generale.
Tutto bene? No, perché è sempre più evidente la difficoltà dei comuni a svolgere i propri compiti in un contesto regolatorio divenuto sempre più complesso e spesso strabordante anche rispetto alla normativa di rango primario (oltre a quella regolamentare degli stessi enti).
Le proroghe e gli spostamenti a regime delle scadenze sono solo un sintomo di una patologia ben più diffusa, che vede gli enti territorialmente competenti faticare molto a stare al passo si ARERA, con conseguenze finora non sufficientemente attenzionate in termini di governance del settore.
Dai correttivi alla manovra, inoltre, arrivano altre novità importanti per i tributi locali, oltre a quelle sull’IMU che abbiamo già analizzato in un altro articolo. Fra queste spicca la conferma (comma 650) anche per il 2027 della facoltà di mantenere l’addizionale comunale Irpef sui vecchi scaglioni e la flessibilizzazione delle modalità di estinzione dei prestiti
