Riforma del Tuel: nuove prospettive per le facoltà assunzionali?

Il disegno di legge delega di riforma del Tuel prevede che l’unico vincolo relativo alla spesa del personale sia quello della sostenibilità finanziaria di tale spesa e che sia rispettato l’equilibrio pluriennale del bilancio.

È certamente una buona notizia se tale previsione comporterà la disapplicazione degli anacronistici limiti tuttora vigenti come quelli parametrati all’anno 2008 per gli enti già soggetti al Patto di stabilità interno ovvero alla media 2011-2013 per tutti gli altri.

Non è chiaro se si punti anche a semplificare il calcolo della capacità assunzionale oggi previsto dai provvedimenti attuativi dell’art. 33 del D.L 34/2019 (che non a caso si richiamano allo stesso parametro), ma se così fosse sarebbe altrettanto positivo.

L’unica riserva riguarda il concetto di “equilibrio pluriennale di bilancio”, il quale, malgrado i tentativi della giurisprudenza contabile di definirne la portata (o forse proprio a causa degli stessi), continua ad essere un po’ sfuggente.

La Corte dei conti (Sezioni riunite in sede giurisdizionale, sentenza n. 7/2022) ha affermato che l’equilibrio pluriennale di bilancio è concetto diverso e più ampio rispetto all’equilibrio di bilancio presidiato dal D. Lgs 118/2011, in quanto non può prescindere dalla valorizzazione di tutti i fattori potenzialmente perturbanti, ivi incluso lo stato e l’andamento prospettico dell’indebitamento e delle eventuali passività applicate agli esercizi futuri. In termini analoghi si è espressa anche la Corte costituzionale (sentenza 14 febbraio 2019 n. 18) secondo cui “il principio dell’equilibrio di bilancio non corrisponde ad un formale pareggio contabile, essendo intrinsecamente collegato alla continua ricerca di una stabilità economica di media e lunga durata”.

In concreto, però, sarebbe necessaria una metodologia uniforme per la verifica, che altrimenti rischia di portare ad esiti diversi a seconda della sensibilità di chi la applica.

Del resto, non si comprende perché, ad esempio, il limite all’indebitamento si calcoli mediante una formula matematica e quello sulla spesa di personale debba invece essere rimesso ad una valutazione anche qualitativa.

Anche se a parere di chi scrive la soluzione ideale sarebbe quella di eliminare tutti i vincoli puntuali a singole voci di spesa, demandando proprio alle periodiche verifiche sugli equilibri l’individuazione delle eventuali criticità e delle relative soluzioni. Altrimenti che senso ha che ad ogni variazione di bilancio di attesti che gli equilibri permangono?

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2 commenti

  • Piero Trinciarelli

    Concordo pienamente sul fatto che l’eliminazione dei vincoli puntuali sulle specifiche voci di spesa sarebbe auspicabile. Così come la semplificazione del calcolo della capacità assunzionale oggi previsto dai provvedimenti attuativi dell’art. 33 del D.L 34/2019: quest’ ultimo, peraltro, calcolando le capacità assunzionali in rapporto alle entrate correnti accertate nell’ ultimo triennio, nettizzate dal fcde, ma senza distinguere tra entrate ricorrenti e non ricorrenti, non sembra neppure troppo rigoroso ed efficace, proprio in funzione di garantire gli equilibri di bilancio a valere nel tempo. Il superamento sarebbe quindi auspicabile.
    Ma d’altra parte, il concetto di “equilibrio pluriennale di bilancio” è un concetto che difficilmente potrà essere ricondotto ad una metodologia uniforme di verifica, semplice e puntualmente applicabile, proprio per la sua complessità). E l’ ordinamento attribuisce ad una figura ben precisa il compito di garantirne il rispetto, proprio con la sua sensibilità, fattore fortemente soggettivo, che non dovrebbe però prescindere da una professionalità elevata ed un sistema di tutele adeguato: il responsabile finanziario, che ai sensi dell’art 153, comma 4, agisce in piena autonomia e con con una responsabilità enorme nello svolgere tale delicato compito che si pone, non dimentichiamolo, a garanzia di valori costituzionalmente garantiti. La realtà invece, presenta uno quadro ben diverso, come è ben noto, ma la definizione di una metodologia uniforme di verifica degli equilibri potrà forse aiutare il ragioniere negli adempimenti quotidiani del calcolo delle capacità assunzionali, ma sarà difficile che aiuti a garantire l’ effettiva copertura finanziaria ed il mantenimento degli equilibri a valere nel tempo.

    • Matteo Barbero

      Grazie Pietro per i tuoi commenti sempre circostanziati e puntuali. Io credo che parametri troppo vaghi e quindi rimessi all’interpretazione siano quasi più pericolosi di quelli basati su parametri fissi. Personalmente come ho scritto sogno un ordinamento nel quale le valutazioni riguardino l’intera situazione finanziaria, economica e patrimoniale degli enti e non single voci. Ma in mancanza lavorerei su una formula che non lasci troppo spazio di aleatorietà.

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