Con l’atto del Presidente ANAC del 23 luglio 2025, fasc. n. 4063 l’Anac torna a toccare il delicatissimo tasto delle varianti progettuali come rimedio ordinario ad una progettazione approssimativa, cagionata da fretta e trasandatezza.
L’Autorità ricorda l’ovvio: le varianti non possono trasformarsi in un surrogato della progettazione mancante. Allo stesso tempo, la verifica della progettazione dovrebbe rappresentare un presidio essenziale per evitare errori e varianti improprie.
Tuttavia, a causa dell’assenza di controlli preventivi di legittimità esterni, della fretta e pressione con la quale si gestiscono gli appalti “per fare prima” (prima di cosa non si sa, ma, generalmente, per recuperare ritardi causati dalla medesima stazione appaltante), si elaborano progetti lacunosi, carenti e tecnicamente deboli contando proprio sulle varianti per correggere in corso d’opera. Quindi, la verifica della progettazione, invece di rappresentare quella fase di controllo di qualità dell’operato complessivo, mirata al tanto strombazzato “risultato”, finisce per essere un mero adempimento burocratico di facciata: ogni progetto caratterizzato in fase esecutiva da decine di varianti, nuovi prezzi e modifiche sostanziali ha, a monte, una “verifica” positiva, che evidentemente è stata rilasciata in modo superficiale.
Questo, sempre perchè si tende a confondere il “risultato” col tempo. Purtroppo, si calcola solo il tempo da impiegare per programmare, progettare e gestire le gare, ma non quello per realizzare l’oggetto del contratto. Tutto il tempo che si ritiene di guadagnare programmando solo pro-forma, progettando in modo sommario e contando sulle varianti, dando sempre la verifica positiva ad ogni progetto anche se carente ed erroneo, cercando sempre il più possibile di non effettuare gare vere e proprie, poi si scarica sull’esecuzione. E’ lì che i tempi si impantanano tra varianti, riserve, contenziosi, sospensioni, riprese e lievitazione enorme dei costi: un bel “risultato”, non c’è che dire.
