Dunque, la preintesa relativa al rinnovo del Ccnl del Comparto Funzioni locali è stata sottoscritta. Nessuno poteva, con raziocinio, aspettarsi un esito diverso.
Come in questo portale abbiamo più volte evidenziato, una volta che i documenti di economia e finanza e le leggi di bilancio stanzino per i rinnovi contrattuali le risorse previste, è del tutto velleitario pensare che in sede di trattativa si possano ottenere risorse maggiori.
Anche perchè il comparto, cioè gli enti che compongono l’insieme dei datori pubblici ai quali si applica il Ccnl, non ha mai inteso metterci risorse proprie, per provare a contribuire da un lato all’accelerazione delle trattative su basi economiche un po’ più vicine a quelle che erano state chieste dai sindacati e, dall’altra, per realizzare qualcosa di realmente concreto allo scopo di limare il divario stipendiale tra Funzioni locali ed altri comparti. così da contribuire a fermare la “fuga dagli enti locali”. Fenomeno del quale si parla molto, ma al quale non si oppone nessun rimedio davvero efficace.
Quindi, come era assolutamente chiaro, sul piano economico i lunghi mesi di stallo hanno prodotto ben poco, limitandosi ai pochi spiccioli del parziale conglobamento di quote dell’indennità di comparto nello stipendio tabellare.
Il recupero dell’inflazione e la riduzione del differenziale stipendiale che penalizza gli enti locali sono, ovviamente, un’altra cosa, ma non è con una negoziazione a valle di leggi di bilancio e direttive di comparto che sistematicamente ignorano l’articolo 23, comma 1, del d.lgs 75/2017 che si possa trovare rimedio.
Dunque, il Ccnl poteva offrire poco e poco si riscontra. Forse la concessione maggiore consiste nel riconoscimento della maturazione del buono pasto anche per il personale in lavoro agile (smart working), come già avvenuto negli altri comparti.
Interessante è la possibilità di incrementare da 18.000 a 22.000 euro la retribuzione di posizione massima delle Elevate Qualificazioni: ma, in assenza di strumenti finanziari realmente efficaci per incrementare il salario accessorio (cosa che l’articolo 14, comma 1-bis, del d.l. 25/2025, per altro applicabile alle EQ solo a seguito di contrattazione, certamente non è) rischia di essere per un certo lasso di tempo una misura per molti enti non concretizzabile.
Altrettanto difficile da vedere attuata sarà la possibilità di effettuare l’orario di lavoro su 4 giorni. Oltre la metà dei poco più di 8.000 enti del comparto è fatta da comuni con meno di 5.000 abitanti e pochissimi dipendenti: enti molto vicini alle esigenze minute ed immediate della popolazione ben difficilmente possono permettersi di avere in servizio propri dipendenti per 4 giorni: pensiamo agli uffici demografici, che da sempre fanno i salti mortali per assicurare la copertura anche sabato e domenica ai fini delle trascrizioni connesse ai decessi, o alla polizia locale, o alle manutenzioni, mentre ridurre la ricettività dei servizi sociali, già asfittici, non parrebbe una buona idea.
Altra previsione simbolica è tipicamente all’italiana: la proroga di un istituto provvisorio. Nel caso di specie, si tratta del rinvio al 31.12.2026 del termine per le procedure di progressione verticale “in deroga”. Vedremo se il testo definitivo del Ccnl sarà in grado di spiegare bene se sarà il termine entro il quale dette procedure debbano concludersi – come la logica sottesa ad ogni istituto provvisorio suggerirebbe – o se anche in questo caso ci si dovrà inventare la lettura estensiva che consideri la data come il termine ultimo entro il quale “indire” le connesse procedure, facendole durare fino al 2027 (in attesa di un’ulteriore proroga).
Poche ultime annotazioni. L’Aran nel suo comunicato cerca di evidenziare i punti positivi del Ccnl e tra essi cita il “Welfare Integrativo: Sono state ampliate le fattispecie di welfare aziendale, includendo l’incentivazione alla mobilità sostenibile”. Ma, fino a quando sarà ancora vigente la norma che schiaccia l’istituto entro i tetti di spesa del personale, il welfare resterà un bell’argomento di cui trattare in convegni e in termini ideali, con pochissime probabilità di applicazione concreta.
La Cgil, che non ha sottoscritto la preintesa, in una tabella un po’ polemica evidenzia quanto ciascun lavoratore “perde” a causa del mancato recupero dell’inflazione. Il dato interessante è, però, un altro: la rilevanza degli anticipi sulla busta paga fanno dimagrire e non di poco persino gli arretrati.
