Pregevolissimo l’articolo di Elvis Cavalleri “Appalti infra 5000 euro: è davvero obbligatoria la piattaforma?“, pubblicato su Giurisprudenzappalti del 9.1.2024.
Nel rinviare ad un’attenta quanto avida lettura dell’ottimo scritto, qui se ne prende spunto, per alcune considerazioni.
Digitalizzare non vuol dire soltanto creare piattaforme, data base e sistemi di interoperabilità.
Prima ancora, significa ridefinire totalmente i processi operativi, perchè i flussi analogici non sempre possono essere riproposti in quelli digitali, anzi è vero il contrario.
Ma, per ridefinire i processi operativi, bisogna conoscerli e non teorizzarli assisi in un trono d’argento nella sala più alta di una torre d’avorio. Occorre aver lavorato davvero, in frontiera, occorre capire che tantissime sono le amministrazioni con scarsi operatori, occorre sapere che “prendere il Cig” o qualsiasi attività di codificazione non può e non deve essere un’operazione che richieda tempo, pensiero ed azioni.
Se si fosse seguita la strada corretta, quella della creazione di una piattaforma unica nazionale e della reingegnerizzazione non di un processo astratto di appalto, ma delle decine di diversi processi, moltiplicati per le centinaia di tipologie di PA, si sarebbe arrivati all’unica conclusione logica: codici di tracciamento debbono essere generati dai sistemi automaticamente, senza alcun intervento umano, senza alcuna domanda, senza alcun termine per la generazione, la trasmissione e l’inserimento successivo.
Ma, occorre scendere dal trono e percorrere le scale che dalla torre d’avorio portano molto più in basso, alla polvere e al fango.
