Nei giorni scorsi è circolata un’interessante simulazione del Centro studi enti locali che, partendo dai dati BDAP relativi ai rendiconti 2022-2024, ha calcolato in oltre 1100 i comuni per i quali scatterebbe l’obbligo di avvalersi della “Asset management company S.p.A”, la società di proprietà del MEF che, in base all’art. 1, comma 662, della L. 199/2025, dovrebbe costituire il nuovo soggetto di riferimento nazionale nel settore.
Si tratta di enti che presentano un indicatore di riscossione in conto residui delle entrate del Titolo 1, tipologia 1, e del Titolo 3 inferiore al al 17,5%. Ma tale parametro al momento è scritto in una bozza di decreto che finora non ha ancora visto la luce.
Troppe le questioni ancora da risolvere, a partire dall’incognita sui costi fino alle modalità concrete di organizzazione del servizio (chi incasserà le somme?) passando per la legittimazione a stare in giudizio.
Certo, se i numeri in gioco saranno così alti occorrerà valutare con attenzione sia l’adeguatezza dell’organizzazione che l’impatto sul mercato dei riscossori privati.
È interessante anche analizzare la distribuzione territoriale degli enti che presentano difficoltà: nel Mezzogiorno si concentra la quota più ampia di criticità, con 866 comuni su 2.489, pari al 35% del totale, che si collocano sotto la soglia prevista. In altre parole, più di un comune su tre presenta livelli di riscossione tali da rientrare nel perimetro dell’obbligo. Al Centro il fenomeno è meno diffuso ma comunque significativo: sono 163 comuni su 967, pari al 17%, circa uno su sei. Qui il dato segnala una presenza più selettiva del problema, ma comunque non marginale. Al Nord, invece, la situazione cambia completamente scala. I comuni “sotto soglia” sono 104 su 4.386, pari ad appena il 2% del totale. Un dato che conferma come nelle regioni settentrionali la difficoltà di riscossione sia circoscritta a una quota molto limitata di enti a differenza del Meridione in cui il fenomeno sembra assumere dimensioni quasi strutturali.
Nei comuni fuori linea, inoltre, si concentra più del 62% delle somme accertate ma non ancora incassate, pari a più di 21 miliardi di euro su 33,7 miliardi totali. È evidente che non basta dire AMCO per risolvere un problema di queste dimensioni. Occorrerà passare quanto prima ad affrontare i nodi operativi, sperando di riuscire a risolverli.
