È in corso da tempo una querelle interpretativa sulle modalità di applicazione delle due nuove componenti perequative della tassa rifiuti, ossia le cosiddette Ur1 (per la copertura dei costi dei rifiuti accidentalmente pescati) e Ur2 (per la copertura delle agevolazioni a seguito di eventi calamitosi).
Nei giorni scorsi Arera, con un comunicato, ha ribadito che i versamenti sono parametrati agli importi applicati nei documenti di riscossione (ossia quelli “bollettati”) e non a quelli effettivamente ricossi da parte dei gestori.
Sul fronte opposto, si sono schierate la Corte dei conti Liguria e l’Ifel, secondo cui questa impostazione finisce per scaricare l’insoluto sui bilanci dei comuni.
Chi ha ragione? L’effetto perverso denunciato dalla seconda scuola di pensiero è innegabile, ma è altrettanto innegabile che sono i comuni a dover lavorare per ridurre l’evasione del tributo.
In questa prospettiva, è evidente che anche la prima interpretazione ha un effetto perverso, scaricando sulla collettività generale le inefficienze della riscossione locale, che ovviamente e come noto sono a macchia di leopardo.
Pienamente condivisibile e molto equilibrata l’analisi di Stefano Pozzoli sul Sole 24Ore. Scrive Pozzoli che “in un contesto in cui uno dei principali problemi degli enti locali e delle società di servizi pubblici locali, soprattutto nel Mezzogiorno, consiste nelle difficoltà di riscossione, non spetta certo a Csea attuare politiche di premialità verso chi non persegue efficacemente l’obiettivo di migliorare le sue performance di incasso. È certo necessario, infatti, porsi il problema di come affiancare enti e società per favorire la soluzione di quella che è una vera emergenza nazionale, e che conduce a non avere servizi adeguati in tanta parte del Paese. Questo, però, deve essere frutto di uno sforzo collettivo, guidato dal Governo, e non certo portare a forzare disposizioni settoriali che hanno ben altra finalità. Al di là di questo, e nella necessaria contingenza, è comunque utile l’intervento molto netto di Arera con il proprio comunicato, perché risolve con chiarezza la questione e risponde alla prima vera esigenza degli operatori, che è poi sapere, banalmente, cosa debbano fare” Nulla da aggiungere, ma molto da fare per arrivare a sanare un contrasto che è solo la punta dell’iceberg.
