La delibera Anac 17 dicembre 2025, n. 502, conferma indirettamente che principio del risultato è una delle previsioni meno chiare e più atecniche e rischiose del d.lgs 36/2023.
Si tratta di una formulazione assolutamente sommaria e velleitaria, le cui conseguenze erano facilissimamente immaginabili: l’utilizzo travisato, piegato a spacciare per “risultato” ogni presunta semplificazione, che poi altro non è se non l’aperta violazione di norme, l’omissione di documenti, il salto di passaggi, indicazioni ambigue, controlli sull’esecuzione solo formali.
Il tutto, posto a garantire che la prestazione sia realizzata “velocemente”, poichè il “risultato” è inteso come intervista sui media, taglio del nastro, favore all’imprenditoria locale, ma mai come beneficio reale, economicamente sostenibile, tecnicamente corretto e completo, per la comunità amministrata.
E’, quindi, risultato “fare presto”: programmare in modo sommario, senza considerare tutti gli elementi per comprendere utilità dell’intervento e modalità di finanziamento; progettare saltando uno dei livelli, magari anche omettendo documentazione necessaria, contando sulle varianti successive in corso d’opera e prevedendo prezzi insostenibili per il mercato, ma congruenti con la sommaria programmazione; validare il progetto a occhi chiusi, per non rischiare di non superare il record di velocità; effettuare procedure di affidamento anche in questo caso correndo, possibilmente con la minore apertura possibile alla concorrenza, anche prevedendo bandi “fotocopia” appositamente disposti per favorire alcune imprese; sottoscrivere i contratti senza considerare clausole di tutela contro ritardi e inefficienze; abbandonare a se stesso il cantiere e contare su una sorta di autoconduzione da parte dell’impresa, dando per scontato che le varianti siano necessarie per rimediare alle carenze progettuali.
Mai principio normativo è risultato meno opportuno, meno utile, meno definito e, conseguentemente, più aperto ad ogni applicazione strumentale.
