L’andamento dei prezzi dell’elettricità a fine settembre e inizio ottobre è stato caratterizzato da una dinamica altamente volatile ed apparentemente irrazionale. L’assestamento al ribasso che si era osservato nelle settimane precedenti è proseguito fino alla fine di settembre, per poi interrompersi bruscamente all’inizio di ottobre, come indicato da QE.
I prezzi del base load hanno mostrato un’oscillazione significativa nelle principali piazze europee: a Parigi, il prezzo è sceso da 28,04 €/MWh il 26 Settembre fino a 15,05 €/MWh il 27 settembre, per poi crollare ulteriormente a 12,5 €/MWh il 30 settembre, mentre in Germania si è verificato un calo simile. Il PUN (Prezzo Unico Nazionale), prezzo di riferimento dell’energia elettrica rilevato sulla borsa italiana, pur restando distante da questi valori, ha mostrato una lieve discesa, stabilizzandosi intorno ai 110 €/MWh.
Con l’arrivo di ottobre, si è verificata un’inversione improvvisa: il primo giorno del mese il base load è risalito rapidamente, raggiungendo 62,57 €/MWh in Francia e 67,84 €/MWh in Germania, con il PUN che ha toccato i 125,12 €/MWh (QE). Il 2 ottobre, un ulteriore aumento ha portato i prezzi in Francia e Germania a circa 90 €/MWh, mentre il PUN ha registrato un incremento più contenuto. Tuttavia, la media settimanale riflette ancora solo parzialmente questo rialzo, mostrando una flessione significativa rispetto alla settimana precedente, soprattutto nei mercati francese e tedesco, con cali rispettivamente del 23,9% e del 39,5%.
L’inversione di tendenza è attribuibile all’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare il rischio di un conflitto tra Iran e Israele, come sottolineato da QE.
L’impatto è stato più pronunciato sul mercato dell’elettrico rispetto ad altre commodity energetiche, come il gas naturale, che ha registrato lievi aumenti.
In questo contesto, la reazione del mercato elettrico sembra non avere basi razionali, considerando che le esportazioni di petrolio e gas dell’Iran verso l’Occidente sono già limitate e che i principali fornitori dell’occidente rimangono i paesi sunniti che non sono intenzionati a sostenere l’Iran in un potenziale conflitto armato.
03/10/2024
