A Civitavecchia addio al carbone, ma transizione in bilico – Il post

La chiusura della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, prevista per il 2025, ha già provocato un significativo impatto su tutte quelle cooperative e imprese locali che dipendono dalla centrale.  In particolare, la Cooperativa Servizi Portuali (Cosepo), insieme ad altre società dell’indotto hanno subito un calo drastico del lavoro, con una riduzione di…

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La chiusura della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, prevista per il 2025, ha già provocato un significativo impatto su tutte quelle cooperative e imprese locali che dipendono dalla centrale. 


In particolare, la Cooperativa Servizi Portuali (Cosepo), insieme ad altre società dell’indotto hanno subito un calo drastico del lavoro, con una riduzione di circa il 40% dei ricavi e il ricorso alla cassa integrazione per molti dipendenti. La diminuzione delle attività è iniziata con l’interruzione dell’approvvigionamento di carbone, poiché Enel ha ridotto gradualmente la produzione di energia in vista della dismissione della centrale, mantenendo l’attività solo per eventuali emergenze energetiche.


La chiusura della centrale fa parte degli impegni presi dall’Italia nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che prevede il phase-out dal carbone entro il 2025. Anche se inizialmente si era proposta una conversione della centrale al gas, le istituzioni e gli stessi cittadini hanno respinto l’idea per evitare ulteriori emissioni inquinanti e riduzioni occupazionali, come riportato da Il Post


Al posto della centrale, è stato proposto un parco eolico offshore. La società Tyrrhenian Wind Energy, una partnership tra GreenIT (Eni Plenitude e Cassa Depositi e Prestiti) e Copenhagen Infrastructure Partners, ha pianificato un investimento di 2,2 miliardi di euro per costruire un impianto eolico a 20-30 km dalla costa, con 27 turbine per una capacità totale di 540 MW.


Tuttavia, il progetto del parco eolico non ha ancora ricevuto il pieno sostegno del governo, che sembra orientato a favorire un’iniziativa simile a Brindisi. Nel frattempo, il Comitato per la riconversione, che include rappresentanti locali, Enel e Legacoop, ha discusso varie opzioni di sviluppo per l’area di Civitavecchia, come un polo logistico per l’automotive e un impianto di biocombustibile, ma le tempistiche sono incerte, secondo quanto evidenziato da Il Post.


La comunità locale, con l’appoggio dei sindacati chiede maggiori garanzie di occupazione per sostenere la transizione ecologica, evitando che il peso della chiusura ricada esclusivamente sui lavoratori dell’indotto.


10/11/2024

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