In applicazione dell’ordinanza della Corte di Cassazione n. 13661/2025, il compenso per lavoro straordinario è dovuto solo se l’attività è stata preventivamente autorizzata, anche implicitamente, dall’amministrazione.
Non è invece dovuto se è frutto di un’iniziativa autonoma del lavoratore, priva di valutazione preventiva dell’utilità da parte del dirigente.
La sentenza della Corte di Cassazione del 27 luglio 2022, n. 23506, in ambito di pubblico impiego privatizzato, ha infatti precisato che l’autorizzazione al lavoro straordinario esprime il concetto per cui “non è remunerabile il prolungamento della prestazione di lavoro frutto di libera determinazione del singolo dipendente e non strettamente collegato a esigenze di servizio preventivamente vagliate, sul piano della necessità ed utilità per la P.A., dal dirigente responsabile“, precisandosi altresì che il diritto al compenso per il lavoro straordinario svolto, che presuppone la previa autorizzazione dell’amministrazione, spetta al lavoratore anche laddove la richiesta di autorizzazione risulti illegittima e/o contraria a disposizioni del contratto collettivo,
L’autorizzazione può essere anche tacita, purché l’attività sia svolta con il consenso del datore di lavoro e non all’insaputa dell’amministrazione.
Questo principio vale anche per il lavoro straordinario svolto nei giorni festivi. Nella vicenda esaminata, l’adozione di turni da parte del datore è stata ritenuta idonea a configurare un’autorizzazione implicita.
