Accesso alla dirigenza: il “troppo studio” non va bene. Sì all’università “della vita”.

Nell’articolo pubblicato su Il Sole 24 ore del 27.1.2026, dal titolo “La Pa sdoppia la strada verso la dirigenza, domani il primo sì alla riforma delle carriere” Gianni Trovati informa che il ddl di riforma della valutazione e della dirigenza è ormai in dirittura di arrivo. E ricorda in breve una delle motivazioni più in…

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Nell’articolo pubblicato su Il Sole 24 ore del 27.1.2026, dal titolo “La Pa sdoppia la strada verso la dirigenza, domani il primo sì alla riforma delle carriere” Gianni Trovati informa che il ddl di riforma della valutazione e della dirigenza è ormai in dirittura di arrivo. E ricorda in breve una delle motivazioni più in voga connesse alla parte della riforma relativa alla discutibilissima riforma dell’accesso alla dirigenza: “L’obiettivo è chiaro, e punta a modificare il sistema di incentivi che oggi nell’accesso alla dirigenza premia solo lo studio per i concorsi e si disinteressa delle capacità mostrate sul campo in termini di organizzazione e di erogazione dei servizi“.

Opinione espressa da molti è che con i concorsi, oggi, si premia “solo lo studio”. Un’affermazione da sola vale a qualificare una riforma quanto mai sconclusionata ed esposta ai rischi di creare una dirigenza estremamente politicizzata, come espressione dell’idea che lo “studio” sia “roba radical chic”, mentre a contare per “il merito” deve essere “l’università della vita” (ma soprattutto la tessera giusta).

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