Cosa insegna il referendum di Parigi sui monopattini

La democrazia è una cosa seria e i referendum delle municipalità, spesso, ne danno una rappresentazione solo pallida e caricaturale. Gli intenti sono sicuramente nobilissimi: la massima apertura a forme di partecipazione del popolo a decisioni delle amministrazioni locali. Nel nostro ordinamento è l’articolo 8, comma 3, del d.lgs 267/2000 a regolare i referendum che…

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La democrazia è una cosa seria e i referendum delle municipalità, spesso, ne danno una rappresentazione solo pallida e caricaturale.

Gli intenti sono sicuramente nobilissimi: la massima apertura a forme di partecipazione del popolo a decisioni delle amministrazioni locali. Nel nostro ordinamento è l’articolo 8, comma 3, del d.lgs 267/2000 a regolare i referendum che gli enti poi disciplinano coi loro statuti.

Il rischio del passaggio, tuttavia, da intenti commendevoli e principi generali apprezzabilissimi alla pura velleità è purtroppo molto breve: basta un referendum per lo più snobbato, con una partecipazione dell’8% dei votanti per definire una scelta.

Ma, l’8% dei votanti è una frazione irrisoria di un corpo elettorale e non costituisce nemmeno un campione rappresentativo, visto la totale casualità della sua composizione.

Il fatto è che alcuni temi della vita di una comunità appaiono molto rilevanti, ma molto spesso tale rilevanza è ristretta a cerchie piuttosto limitate.

Il rischio dei referendum e delle “customer satisfaction”, specie quando riguardano questioni non proprio bagatellari ma quasi, è che la partecipazione non sia per nulla democratica, bensì spinta da ragioni di contestazione.

E’ evidente che alla gran parte dei parigini dei monopattini a noleggio interessi poco. Certo, vi sono state le manifestazioni di piazza. Ma, stando agli esiti del referendum, sono state attivate da una ristretta minoranza chiassona e smodata, tale da meritare l’attenzione dei media.

Ma, allora, del “vincere” chi urla di più, anche se poi alla prova “democratica” è la maggioranza di una minoranza di nemmeno un decimo delle persone interessate alla questione?

Lo stesso si può dire per forme di partecipazione come indagini di gradimento. E’ chiaro che le persone soddisfatte dai servizi abbiano poco interesse a dire la loro, mentre a partecipare sarebbero gli scontenti, gli avversari, gli avvelenati. Si provi a fare una customer satisfaction sull’attività della polizia municipale o del servizio tributi, per averne facile controprova.

Gli strumenti di democrazia sono indispensabili: ben vengano i referendum, le petizioni, le proposte popolari. Però, bisogna saperle maneggiare con estrema cura. La responsabilità di chi amministra è anche questa. La responsabilità dei media consisterebbe anche nel saper dare la notizia dell’uomo che morde il cane o dei roghi di piazza dei monopattini; ma, i media giocherebbero davvero il loro ruolo se non si limitassero a fare il megafono dello “scandalo” e fossero capaci di spiegare che le minoranze urlanti sempre minoranze sono.

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