Si parla di “rendere più attrattiva” la pubblica amministrazione, di ringiovanirla reclutando i “talenti” e i migliori “professionisti”, rendendo, dunque, la PA “competitiva rispetto ai privati”.
Allo scopo, in questi anni si sono disposte riforme dei concorsi per renderli più veloci e si è messo mano ai contratti collettivi di lavoro, introducendo la “quarta area”, ove collocare appunto le elevate professionalità da reclutare, con trattamenti economici non lontani da quelli dirigenziali.
Poi, si guarda in faccia la realtà. Che si presenta molto diversa dalla narrazione enfatica dei media.
I concorsi? Sì, si sono abbreviati, ma sono divenuti una sorta di ordalia della fortuna, all’inseguimento della crocetta più assistita dalla dea bendata, nell’ambito delle prove scritte digitali, ridotte a quiz della durata di un’ora, con successivi “colloqui motivazionali” nei quali spesso la motivazione consiste nel capire il motivo per il quale si facciano i concorsi in questo modo.
La quarta area? Si è vista solo nel Ccnl Funzioni Centrali. Negli altri comparti semplicemente non c’è. Nel comparto Funzioni Locali si è sostituita alla categoria D l’altisonante area Funzionari ed Elevate Qualificazioni, ma è esattamente la nuova nomenclatura di quanto esisteva prima e le Elevate Qualificazioni altro non sono se non incarichi a tempo determinato in tutto identici alle vecchie Posizioni Organizzative.
L’attrattività? Stando alla perdurante rilevata difficoltà a reclutare, non sembra proprio pervenuta.Se, poi, si aggiungono i bandi per lavoro gratuito che la PA continua a sfornare periodicamente, come quello più recente del Mur, diciamo che la famosa “attrattività” per ora non appare così attrattiva.
