a cura di AVD
Proseguono le difficoltà e i malfunzionamenti del sistema digitale degli appalti e del Fvoe mentre si susseguono i proclami di Anac-gestore. Richiesta una moratoria su eventuali sanzioni agli enti appaltanti dal 1° luglio
Dopo gli allarmi lanciati dai Comuni e dalle Regioni con lettere e petizioni a ministri e autorità, le proteste degli OE anche via social, gli esposti, le diffide, i sondaggi, e anche le interrogazioni parlamentari, Anac prosegue pervicacemente nello splendido isolamento, rendendo ancora accidentato il percorso virtuoso di digitalizzazione del ciclo di vita degli appalti pubblici.
In compenso ripete sempre più spesso sul suo sito che la digitalizzazione degli appalti funziona dopo aver superato le prime settimane di rodaggio. Un’orda di proclami che ormai neppure i “passa comunicati degli apparati” diffondono, mentre l’indignazione dei funzionari pubblici sui social e nelle community sta lasciando il posto a frustrazione e rassegnazione…
Ad oggi il sistema di ANAC non ha ancora consentito l’interoperabilità tra il fascicolo virtuale dell’operatore economico, l’ormai famoso FVOE, e le varie banche dati, che permetterebbe agli enti appaltanti di evitare le verifiche delle ditte concorrenti realizzando gli obiettivi di semplificazione e celerità che la digitalizzazione dovrebbe garantire.
Gli enti appaltanti, pur volendo rispettare gli obblighi sulla digitalizzazione in vigore ormai da 6 mesi, non riescono a ottenere tramite interoperabilità documenti e certificati necessari per aggiudicare le procedure, tra cui il certificato dei carichi pendenti, il certificato di ottemperanza alle norme sul lavoro dei disabili, le dichiarazioni antimafia e neppure il DURC seppure accessibile online da diversi anni.
Addirittura in questi giorni nei profili di Rup e operatori economici, il fascicolo risulta in fase “down” oppure “non visualizzato” o con “errori di caricamento” delle pagine. Naturalmente dal gestore Anac non arriva nessun avviso che avverta gli utenti dei malfunzionamenti. E se chiedono all’ANAC, gli operatori del call center “ammettono” i problemi tecnici ma non riescono a dare tempistiche di risoluzione.
Insomma tutto è ancora in standby e per questo andrebbe chiesta almeno una moratoria per gli enti appaltanti sull’applicazione delle nuove penali e sanzioni previste dall’articolo 222 del codice per le eventuali violazioni degli obblighi informativi immediati verso la Banca dati nazionale di Anac dal 1° luglio.
Regna il “caos” ma con un facile anagramma diremmo che non è un “caso”. È inevitabile che regni la confusione se, come è ormai chiaro, all’Autorità sono state attribuite troppe funzioni e la stessa non è chiaramente in grado di gestirle tutte (ricordiamole: vigilanza, indirizzo, segnalazione, irrogazione di sanzioni, precontenzioso e gestione del contenzioso, orchestratore e gestore unico del sistema di digitalizzazione). Urge un approccio diverso, che tenga conto della realtà e delle effettive capacità dell’Autorità di fare poche cose e di farle, magari, bene, in primis l’Anticorruzione.
Anche il fronte politico in maniera bipartisan sembra essersene reso conto: la lotta alla corruzione e la digitalizzazione degli appalti che dovrebbe agevolarla non si fanno burocraticamente o per proclami. Si intervenga presto, lo si faccia senza approcci ideologici. La digitalizzazione serve e serve che funzioni bene, come ci chiedono le Direttive europee e gli stessi impegni assunti dall’Italia per il PNRR.
Il tempo è scaduto, si faccia qualcosa e lo si faccia in fretta!
